Per ufficializzare la presenza ‘ndranghetista sul territorio reggiano ci sono volute le indagini, ma per farsi un’idea, anche un po’ approssimativa, bastava osservare il paesaggio nei passaggi in macchina da una parte all’altra della provincia e notare gli edifici nuovi abbandonati e costruiti a random sul territorio, cioè la punta dell’iceberg. La situazione è così da anni. Si è sempre saputo chi fossero le famiglie che manovravano i fili dei burattini. Ora si stanno scoprendo quest’ultimi.

Ma appunto, come dicevo prima, il problema non è oggi, ma di chi negli anni ha permesso il radicarsi della ‘ndrangheta sul territorio, soprattutto nel delicato passaggio dalla comunità cutrese al mondo dell’imprenditoria locale. Ma il territorio è gestito dalla politica, ed è solo là che troveremo le risposte che ci servono. Solo là capiremo chi è coinvolto, chi ha permesso questo e chi è andato a braccetto con loro. Non ci sono altre risposte. Politica e crimine organizzato negli ultimi trent’anni, e sempre più spesso, sono un’unica cosa. Gli onesti vengono fatti fuori, nessuno ne raccoglie il testimone. Troppo difficile oggi avere ideali forti da contrapporre ai loro.

Anche perché se esistevano ideali, a forza di dire che gli ideali sono morti, non ci si è accorti che sono spariti per davvero. Senza grandi ideali tutti sono più corruttibili, soprattutto davanti a un’entità che fa della tradizione e della conservazione valoriale (la famiglia su tutto) i suoi collanti principali.

Come da sempre, la società si plasma seguendo l’esempio di quelli che ritiene i capi e, di riflesso, si comporta allo stesso modo. E l’idea di assecondare persone integerrime che lottano contro le ingiustizia, negli ultimi trent’anni, non è mai andata di moda, questo grazie anche alla continua ricerca del compromesso con il nemico. Che modo granitico di affrontare i problemi può dare una politica che, appena ci sono di mezzo gli affari, (recentemente basti pensare allo scandalo Mose a Venezia o l’affare Carminati a Roma) viene a patti, per interessi economici, con le opposte fazioni e il mondo della criminalità organizzata? Non c’è più il coraggio di portare avanti le proprie idee prendendo i rischi necessari, perché fare politica è prendere rischi, non è di certo fare compromessi.

E questo modello, cioè quello di venire a patti con il nemico da combattere, è un pessimo esempio per tutti, perché educa alla resa, all’idea che nulla valga la pena essere combattuto perché tanto il nemico può diventare tuo amico. Si deve contrastare questo atteggiamento, si deve demolire questa visione infelice che ormai è entrata attivamente a far parte del nostro modo di vivere la società.

Rimane però il punto interrogativo più importante. Cioè quanto i dirigenti locali del Partito Democratico e i sistemi di potere satelliti sapessero di tutto questo. Sicuramente qualcosa sapevano e sanno, bisogna solo capire se è più o meno compromettente. Prima di infangare e cospirare, aspettiamo le indagini giudiziarie. Rimane il dato di fatto che siamo arrivati ad un punto di non ritorno e qualcosa di importante, con il tempo, emergerà.

In questa vicenda si sono anche manifestati gli aspetti umani che si ripetono ogni volta che di mezzo c’è la malavita organizzata e che danno conferma della miseria umana di questi individui. Le risate dei due ‘ndranghetisti post terremoto del 2012 ricordano molto le risa degli imprenditori all’Aquila: stessa ferocia, stessa spietatezza, stesso grado di inciviltà. Non si può reggere una situazione del genere, a mio avviso è tutto orribile e nessuno è salvabile. Chi ha avuto a che fare e chi ha a che fare con loro è allo stesso modo partecipe e coinvolto.

Cortocircuito (nato come giornale scolastico poi diventato web-tv) aveva già da tempo avvertito tutti, portando come esempio, magari anche solo sintomatico, il sindaco di Brescello. Un sindaco tanto giovane quanto tonto. Ma a nulla è servito. L’aspetto che però mi ha colpito di più riguardando questo video, è l’omertà dei cittadini di Brescello che, pur di difendere la famiglia mafiosa dei Grandi Aracri, perché casomai dà da lavorare a molte persone, bene, pur di difendere questi padroni che portano avanti una secolare tradizione malavitosa, ecco pur di difenderli stanno zitti o mentono sapendo di mentire. Tutto per mantenere quel piccolo privilegio in più in questo periodo di crisi. Tutto ciò è disgustoso, ed è un problema culturale che dovremmo affrontare nel futuro, per evitare che un atteggiamento omertoso arrivi ad essere egemone nel territorio provinciale e regionale. Se già non lo è.

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