La mafia in paese? Solo maldicenze. Il boss Francesco Grande Aracri? Una persona normalissima, gentile, che saluta per strada quando lo si incontra. A Brescello, comune in provincia di Reggio Emilia finito nella bufera per le dichiarazioni del suo sindaco Marcello Coffrini, di mafia non vogliono parlare né sentire parlare anche i cittadini, che hanno raccolto oltre seicento firme per continuare a essere ricordati come il paese di Don Camillo e Peppone, e non venire additati come base della ‘ndrangheta e dimora del condannato per mafia Francesco Grande Aracri (il boss vive in paese da oltre 30 anni). “Ma chi dice che qui c’è la mafia? Lo dite voi? La mafia è a Roma, non qui” grida qualcuno, prendendosela con i giornalisti che hanno scritto male del paese e del sindaco. Brescello è un paese in riva al fiume Po: poco più di 5mila abitanti e una comunità di cutresi immigrati che da più di trent’anni vive nella pianura padana (migliaia solo a Reggio Emilia). 

Video di Giulia Zaccariello

Il lunedì dopo le polemiche, nella piazza del paese si riuniscono oltre 300 persone. Di fronte alla chiesa, tra le statue dei due protagonisti del “Mondo Piccolo” di Giovannino Guareschi, donne e uomini, anziani e giovani si mettono in fila di fronte a due banchetti improvvisati per mettere una firma a sostegno del sindaco Coffrini. Nella folla ci sono anche i famigliari di Grande Aracri, che firmano e poi si allontanano. Poche ore dopo interviene il senatore Luigi Gaetti, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia: “In piazza c’erano anche i figli e parenti del boss. Un gesto che il sindaco di Brescello Coffrini avrebbe dovuto stigmatizzare, chiedendo loro di allontanarsi. Ora intervenga la commissione”. A scuotere il paese non ci è riuscita la condanna per mafia a Francesco Grande Aracri nel 2008, e nemmeno la sorveglianza speciale nel 2013. Non ci è riuscito il sequestro di 3 milioni di euro alla cosca, uno dei più grandi nel nord Italia. Ci è riuscita invece un’intervista della webtv Cortocircuito al primo cittadino. In un documentario online, si vede il sindaco negare che “Brescello sia un paese con infiltrazioni mafiose” e definire il boss “una persona gentile ed educata”. E pochi minuti di video sono bastati a mobilitare un paese. “Ma voi nella giustizia ci credete?”, rispondono i cittadini scesi in piazza a chi chiede spiegazioni. Nella manifestazione spontanea messa in piedi in pochi giorni dai cittadini dopo l’inchiesta di Corto Circuito che ha fatto finire Brescello nei titoli di tutti i giornali del Paese, in meno di un’ora i fogli si riempiono e si arriva a quota oltre seicento firme. Gli abitanti fanno scudo intorno al sindaco, cercando di cancellare e di giustificare le sue dichiarazioni in cui Grande Aracri veniva descritto come una persona educata e gentile.

Tra applausi, abbracci e frasi di incoraggiamento arriva anche Coffrini, sfila davanti a un camion vela parcheggiato al centro della piazza, che per l’occasione riporta la sua fotografia con il tricolore e la scritta “Brescello contro tutte le mafie, con Marcello”. Un paramento da campagna elettorale che nessuno vuole rivelare chi abbia finanziato: una colletta tra cittadini, si vocifera all’inizio, poi un imprenditore di cui non si può fare il nome, che ha deciso di sostenere il sindaco, ma nessuno vuole dire di più: “Cosa vi importa? Lo abbiamo pagato noi cittadini per il nostro sindaco”.

La resa dei conti per Coffrini, dopo le critiche emerse dal confronto con il suo partito di sostegno, il Pd (lui è stato eletto con una lista civica), arriva poche ore più tardi in consiglio comunale, dove la maggioranza gli rinnova la fiducia dopo le sue scuse ufficiali, nonostante la richiesta di dimissioni sostenuta dall’associazione Libera di Reggio Emilia e di Parma, e anche da una parte della minoranza consigliare. “Non ho nessun rapporto con Francesco Grande Aracri – ha chiarito il primo cittadino di fronte all’assemblea nel palazzo municipale – So chi è, ma con le mie parole non ho voluto minimizzare i fatti che lo hanno portato a essere condannato e sorvegliato speciale. Ho riflettuto su quanto accaduto e ritengo che non sia stata rispecchiata in modo consono la mia immagine e quella del paese che rappresento”.

La piazza però aveva perdonato Coffrini ben prima che arrivasse il suo mea culpa di fronte ai banchi in consiglio. E così già aveva fatto il parroco don Evandro Gherardi nei giorni scorsi. Sabato 27 settembre in paese c’è stata infatti la processione per la benedizione del “Grande Fiume” e il prete sul palco ha preso posizione in difesa del primo cittadino: “Brescello non è mafiosa, Brescello non è mafiosa, Brescello non è mafiosa”. “La mafia a casa mia non c’è, se c’è qui, non si vede” aggiunge una donna in piazza. Le opinioni sono quasi tutte unanimi anche su Grande Aracri, nonostante i nuovi sequestri e i provvedimenti della magistratura che lo hanno colpito. “Lo vedo al bar, ci prendo il caffè – racconta un ragazzo – è una brava persona, qui non ha mai fatto nulla di male, e quello che fa a casa sua non sono affari miei”.

Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri, intervistato dal Corriere della Sera, aveva detto, riferendosi implicitamente al caso Brescello, che “ci sono amministratori che pur non essendo collusi non riescono a capire alcune dinamiche tipicamente mafiose. Bisogna capire che è un comportamento tipico del mafioso mostrarsi gentile, garbato e affabulatore. Lo fa per radicarsi in una certa realtà”. Tutti però nel comune reggiano a due passi dal Po parlano del sindaco Coffrini come di una persona integra e di fiducia, così come è sempre stato anche suo padre, l’ex sindaco al potere per 20 anni, e danno la colpa di tutto a una dichiarazione rilasciata con ingenuità, prendendosela anche con il Pd, reo di aver preso le distanze dal primo cittadino e da Brescello. “Non dicono niente degli altri posti, di Bibbiano e di Reggio Emilia, ma hanno tirato fango sul nostro sindaco, che è appena stato eletto”.

Nella piazza piena però, c’è anche chi punta il dito contro la manifestazione: “Sono schifata dalla leggerezza e ingenuità con cui è stata affrontata la cosa, non pensavo che ci fosse così tanta gente” mormora una ragazza, prima di allontanarsi. Poche ore dopo, in municipio, alla riconferma della fiducia, il sindaco viene accolto da un altro lungo applauso. Poi il consiglio si appresta ad approvare il bilancio, la piazza si svuota, la gente torna nelle proprie case. Brescello ritorna a essere il paese di Don Camillo e Peppone come se nulla fosse accaduto, proprio come vogliono i suoi abitanti.