A due anni di distanza da La parte degli angeli, Premio della Giuria al Festival di Cannes 2012, Ken Loach torna nell’Irlanda tanto cara al suo cinema per il suo ultimo lungometraggio di finzione, Jimmy’s Hall – Una storia d’amore e libertà. Siamo nel 1921, sull’orlo della Guerra Civile, dopo dieci anni di esilio negli Stati Uniti, Jimmy Gralton, interpretato da Barry Ward, torna nel suo Paese, decidendo di riaprire la Pearse-Connolly Hall, una sala da ballo costruita a un incrocio di campagna, che già in passato aveva scatenato l’ira di suoi vecchi nemici, della Chiesa e dei proprietari terrieri della zona.

È una storia che contraddice l’idea di una sinistra cupa e deprimente, nemica del divertimento e della gioia di vivere

La Jimmy’s Hall, com’era stata soprannominata e che dà il titolo al lungometraggio, è sempre stata lì ma è da tempo abbandonata e il suo proprietario non avrebbe avuto l’intenzione di rimetterci mano, se non fosse che col passare del tempo, l’incedere della crisi economica e le insistenti richieste dei giovani della sua cittadina, Jimmy decide di rispolverare il passato, costi quello che costi. Sì, perché non sono le danze a impensierire la comunità ecclesiastica locale da sempre a braccetto con la destra, al contrario sono il pretesto per impedire che le idee progressiste del protagonista prendano piede, così come la sua crescente influenza. Il film porta la firma inconfondibile di Ken “il rosso”, soprannome che il regista britannico si è guadagnato in una vita spesa a favore dei movimenti politici della Sinistra internazionale, tanto da essere intervenuto anche sulle vicende politiche italiane, prima fra tutte l’appello di solidarietà nei confronti del senatore di Rifondazione, Franco Turigliatto, oggi alla guida della Sinistra Anticapitalista, espulso dal suo partito per non aver votato i finanziamenti alle missioni militari proposti dal secondo Governo Prodi.

Sceneggiato da Paul Laverty il film arriverà nei nostri cinema a partire dal 18 dicembre

Uno tra i registi politicamente più impegnati di sempre quindi, tornato dietro la macchina da presa per un film che in questo caso ha toni diversi rispetto al suo tipico cinema d’inchiesta e che lui stesso ha voluto definire con queste parole: “È una storia che contraddice l’idea di una sinistra cupa e deprimente, nemica del divertimento e della gioia di vivere, che dimostra come la religione organizzata tenda a coalizzarsi con il potere economico: lo ha fatto nel caso di Jimmy Gralton e continua a farlo. Chiesa e Stato diventano agenti di oppressione”. Sceneggiato da Paul Laverty, uno dei principali collaboratori di Loach, Premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2002 per Sweet Sixteen, il film arriverà nei nostri cinema a partire dal 18 dicembre, distribuito dalla Bim.

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