If language were liquid It would be rushing in“… Cantava Suzanne Vega, direi qualche anno fa e invece sono molti di più. Bello se certe parole potessero scivolarci via, se ce le potessimo scuotere di dosso come borotalco. Se soprattutto potessimo spazzolarle via da chi le ha appena ascoltate, magari proprio dalla nostra bocca, senza che lascino traccia.
Tu non sei un bambino, sei un cretino!” Gridava così una nonna al suo adorato nipotino, l’altro giorno, al bar. Lo diceva senza vergogna, ad alta voce, davanti a tutti. Forse era in preda a quel nervoso che qualche volta solo i bambini sanno suscitare: può anche darsi che avesse tutte le ragioni del mondo, chissà. Però non me lo dimentico lo sguardo di quel piccolo, 3 o 4 anni. Faceva tornare in mente la storiella dei chiodi che il padre fa piantare al figlio con un brutto carattere. Un chiodo nel muro per ogni volta che un impeto d’ira l’ha portato ad offendere qualcuno. Quando finalmente il ragazzo impara a controllarsi, il padre consiglia di togliere un chiodo per ogni successo ottenuto. Ma quel muro bucato che rimane è l’immagine di ciò che resta nell’anima di coloro ai quali ha parlato duramente, per ferire.
 These words are too solid…”Continuava la canzone, e prima già Carlo Levi: “le parole sono pietre”. Parole magari scappate, sfuggite per sbaglio a qualcuno ci si conficcano addosso, lasciano segni imprevedibili. E quando siamo noi a provocare quelle cicatrici, spesso ce ne pentiamo, quasi ci stupiamo di aver trafitto al di là di ciò che avremmo voluto. Certo, poi si cambia, si cresce, forse si dimentica, eppure ancora oggi mi risuonano certi giudizi tagliati addosso con l’accetta, certe frasi come virus che producono infezioni dentro. “L’uomo che controlla la sua lingua è un uomo perfetto”. Mi sembrava un’esagerazione, un’iperbole. Ma forse no, forse S.Giacomo diceva sul serio.
Perché se feriamo chi ha fiducia in noi, finirà per crederci. Per convincersi di essere un cretino, o un egoista o un ignorante. Oppure per perdere la fiducia in noi.
Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 27 ottobre 2014
close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Milioni di uomini uccisi dai cavalli

prev
Articolo Successivo

Moncler, inchiesta Report: perché non metterò più un loro piumino

next