Spesso si dimentica che la paura gioca un ruolo fondamentale nella formazione degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone, in particolare dei giovani e dei bambini, e che alla pari delle altre emozioni è un aspetto essenziale e condizionante della vita.

La Death Education rende possibile, in virtù dell’intervento formativo che le sta alla base, la “trasmutazione” dell’emozione legata alla paura della fine del periodo vitale in un sentimento di positività e di accoglienza della morte, perché parte della stessa vita.

In considerazione di come uno dei compiti più difficili per i genitori sia certamente quello di affrontare con i figli l’accettazione della morte e del lutto come parti della vita, i pedagogisti sottolineano il valore della presa di coscienza della mortalità come fondamento per comprendere la dimensione fisica della vita e la sua fragilità.

I percorsi intrapresi dalla pedagogia italiana sono recepiti dalla Death Education, diffusa e affermata nelle scuole anglosassoni già dagli anni Settanta. La loro introduzione nell’ambito scolastico, sulla base di programmi e progetti strutturati in base alle facoltà cognitive, alla sensibilità ed al contesto in cui gli studenti vivono, consentono a bambini e adolescenti di intraprendere un percorso per comprendere che cosa significa vivere e soprattutto dover morire.

L’educazione alla morte è un percorso che può essere affrontato su più livelli, attraverso una serie di attività educative finalizzate ad affrontare, con metodologie didattiche appropriate, temi ed esperienze relative alla morte che richiedono il coinvolgimento della scuola e della famiglia.

La rassegna Il Rumore del Lutto di quest’anno ha inteso coinvolgere, in un percorso di Death Education, le scuole superiori di Parma con il Seminario “Che cosa sono le nuvole”, che si svolgerà questa mattina, presso il teatro della Scuola “Salvo D’Acquisto” a Parma.

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