Ha compiuto 500 anni giusto l’anno scorso. Libro di culto per dittatori conclamati e aspiranti caudilli, è l’opera letteraria italiana più diffusa al mondo, per edizioni e traduzioni. Si dice che una sua copia fosse sempre presente sulla scrivania di Stalin. La fama del suo autore ha prodotto un aggettivo intramontabile, perenne: machiavellico. “Il Principe” di Niccolò Machiavelli non invecchia mai. Ma si adegua ai tempi. Sennò che Principe sarebbe. E visto che viviamo un’epoca social, ecco l’idea della Utet Libri: Machiavelli+ (#Machiavelliplus). Una versione e-book del Principe che consente ai suoi lettori di commentare in forma di tweet il capolavoro dello scrittore fiorentino. Un confronto dialettico col pensiero di Machiavelli, a distanza di mezzo millennio, che suona anche come un’occasione per confrontarsi con l’Italia di oggi. Un libro elettronico ricco di note classiche, ma col contributo extra di parecchi cinguettii contemporanei, che compaiono su @UtetLibri, @TwitSofia_It e @24Domenica. I migliori tweet sono ospitati nell’appendice dell’e-book, in aggiornamento costante. Molti riprendono aforismi e massime originali del “Principe”.

Eccone qualcuno: “Entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto”; “Non è cosa di poca importanza a uno #principe la elezione de’ ministri”; “È una questione di mira, di gittata, di forza e fermezza. Si mira in alto per ottenere almeno il minimo”; “#Machiavelli oracolo inascoltato dai suoi contemporanei. Per secoli ammirato/frainteso”; “#Machiavelli è sempre attuale; le strategie per gestire e conservare il potere. La costruzione del consenso”; “Agatocle fece uccidere tutti e’ senatori. Oggi si parla tanto di riforma del senato”. Non manca nemmeno un finto Cesare Borgia, che scrive: “E niente, in Italia nessuno che abbia preso alla lettera Machiavelli: a tutt’oggi il mio esempio di virtù non ha né seguito né follower”.

Ma a proposito di Cesare Borgia, quello vero, figlio di papa Alessandro VI. Niccolò Machiavelli da Firenze aveva 33 anni ed era già un diplomatico di rango, quando lo incontrò. E fu una folgorazione, un’epifania. Seduttivo e iperattivo, decisionista ma assolutamente senza scrupoli, Cesare Borgia era un leader epico, pre-scespiriano e, col senno del poi, drammaticamente moderno. La visione del suo utilitarismo amorale applicato alla politica viene considerata alla base de “Il Principe”, e della scelta di scriverlo in quel modo. Come a voler scolpire delle tavole universali, delle lezioni sempreverdi sulla conquista e sul mantenimento del potere: con le buone o con le cattive, al di là del bene e, soprattutto, del male. Ancora oggi, Il Principe non lascia certo indifferenti. Anzi, sembra spesso il format della realpolitik globale. Altro che “House of cards”. Come scrisse il fiorentino Machiavelli: “Governare è far credere”.

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