“Sono stato io a scegliere di andarmene dal Pds perché già da allora era iniziata la linea dei complotti, avevo visto il partito dei 101 che ha fatto fuori Prodi ultimamente dalla Presidenza della Repubblica. D’Alema era maestro dell’organizzazione di questi gruppi di apparato“. Lo rivela a “Lo schiaffo” (Class TV) Achille Occhetto, che ripercorre gli anni passati della sinistra italiana, dalla svolta della Bolognina alla gioiosa macchina da guerra fino alla sconfitta elettorale del 1994. E spiega: “Quei gruppi si misero contro di me non tanto per la prima quanto per la seconda Bolognina, quando ci furono alcuni pochi casi che lambirono anche noi a Milano e io chiesi scusa agli italiani. Dissi che ci voleva un partito che non dipendesse più da finanziamenti esterni e che il rapporto con le cooperative doveva cambiare. Ma in Emilia mi ritrovai in isolamento totale, c’era un sistema di potere intorno a me: cominciarono a pensare che ero pericoloso perché io volevo semplicemente attuare la politica di Enrico Berlinguer“. Occhetto aggiunge: “Me ne sono andato perché la maggioranza stava in un’altra direzione. Non è un caso che i miei successori scrissero libri e articoli in cui elogiavano Craxi, considerandolo moderno, e denigravano Berlinguer, considerandolo quasi un fratacchione moralista. Solo oggi, in occasione della celebrazione della sua morte, vedo lacrime di coccodrillo”. E conclude: “Prima di dare le mie dimissioni, fummo costretti a licenziare una parte notevole dell’apparato perché non avevamo più soldi. Dopo che sono andato via, i soldi sono di nuovo tornati

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