Antonio Gentile, il sottosegretario ai Trasporti, si arrende. Ha resistito finché ha potuto, parlando di “macchina del fango” e attacchi strumentali. Alla fine – due giorni dopo il giuramento da sottosegretario – ha dovuto cedere alle pressioni politiche, in particolare di buona parte del Pd, e dell’opinione pubblica. Ma verosimilmente anche del presidente del Consiglio Matteo Renzi almeno con l’intesa del leader del Nuovo Centrodestra – e ministro dell’Interno – Angelino Alfano. “Non c’è stato bisogno di tormentate riunioni dei gruppi parlamentari, che in passato non hanno sortito alcun effetto. È bastato il buonsenso del governo e del premier Renzi” scrive su twitter il senatore renziano Andrea Marcucci. Il commento del capo del governo viene lasciato filtrare da Palazzo Chigi: quella di Gentile di dimettersi è stata una scelta di Ncd che rispettiamo e apprezziamo. Il senatore trova subito il conforto proprio di Alfano: “Gentile ha rassegnato le proprie dimissioni da sottosegretario senza che alcuna comunicazione giudiziaria lo abbia raggiunto – dichiara il capo dell’Ncd – Lo ha fatto per il bene comune e con grande generosità, e siamo convinti che il tempo (speriamo brevissimo) gli darà ragione. Per noi viene prima l’Italia“.

Nelle ultime ore si erano moltiplicate le prese di posizioni e le mozioni di sfiducia dei gruppi di minoranza del Movimento Cinque Stelle e di Sel. Per il Pd, in Aula, sarebbe stato almeno complicato il dibattito che avrebbe portato al rinnovo della fiducia al sottosegretario ai Trasporti. A chiedere per primo la revoca della nomina era stato il segretario regionale del Pd e deputato (renziano) Ernesto Magorno che ora conferma: “Chiusa con buon senso questa pagina sofferta, rinnoviamo la nostra piena e totale fiducia nell’esecutivo e siamo certi che da questo giungerà grande attenzione per la nostra Regione e per un suo rinnovato sviluppo”.

Anche nell’uscita di scena Gentile grida di sentirsi una vittima. Nelle cento righe di una lettera inviata al capo del governo, ad Alfano e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scrive che tornerà a fare politica (è senatore e coordinatore regionale di Ncd in Calabria) “aspettando che la magistratura smentisca definitivamente le illazioni di cui sono vittima”. “Lo stillicidio a cui sono sottoposto da diversi giorni e che ha trovato l’acme allorquando sono stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture – si legge nella lunga lettera di Gentile – mi ha portato a una decisione sofferta, maturata nell’esclusivo interesse del mio Paese e nel rispetto del mio partito”. Un gesto che lui definisce “di generosità verso un Paese che non deve e non può attardarsi su una vicenda inesistente”. “Per chiarire tutto – aggiunge – ci vorrà poco tempo e mi auguro che a quel punto ci sarà chi avrà l’umiltà di scusarsi”.

E’ di oggi la notizia che al momento Gentile non è indagato nell’inchiesta sulle pressioni che sarebbero state esercitate sul quotidiano l’Ora della Calabria per non fare pubblicare la notizia che il figlio del parlamentare è coinvolto nell’indagine sugli incarichi da parte dell’Azienda sanitaria. A riferirlo all’Ansa è stato il procuratore, Dario Granieri. L’unico indagato al momento è Umberto De Rose, titolare della tipografia che stampa il quotidiano, a carico del quale si ipotizza la violenza privata. L’inchiesta è stata avviata dalla Procura di Cosenza, come atto dovuto, sulla base della documentazione presentata dal direttore del quotidiano, Luciano Regolo, che ha anche depositato la registrazione delle telefonate intercorse tra De Rose e l’editore del giornale, Alfredo Citrigno.

“Ciò che avevo da dire sui mandanti e sugli ascari che hanno ordito questa tragicomica vicenda – scrive Gentile nella sua lettera – l’ho espresso a chiare lettere. Ho presentato querela contro i miei detrattori il 26 febbraio, ben prima dell’attuale compagine governativa, con una comunicazione scritta al presidente Grasso, nella consapevolezza di avere questo unico strumento di difesa. Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel medievalismo più opaco, fatto di congetture astruse e di mera cattiveria”. L’ex sottosegretario si definisce “un politico che ha vissuto la sua vita senza alcuna macchia, che non ha indagini a suo carico, che è incensurato, viene costretto dalla bufera mediatica a non poter esercitare il suo incarico. E’ una riflessione amara, ma reale, di un segmento dell’Italia che preferisce vivere di slogan e di sentimenti truci, sfruttando la disperazione di tanta gente al solo scopo di uccidere la politica, le sue basi comuni, il diritto positivo”.

Un’ultima considerazione, è rivolta a quei direttori di giornale e tg (De Bortoli, Calabresi, Mentana, Mauro, Napoletano) che dalla lettura della vicenda dell’Ora di Calabria hanno ritenuto in pericolo la libertà di stampa. Un valore, assicura in conclusione Gentile, che è anche suo ritenendolo “un bene supremo che però andrebbe sempre coniugato con il rispetto dello stato di diritto. Ed è per questo che mi auguro che la mia battaglia per ripristinare la verità possa trovare sui loro giornali lo stesso spazio che è stato dedicato ai miei accusatori”, è la sua stoccata finale.

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