Chi legge il Fatto ed i suoi blog ha già sentito parlare di molti dei “Morti di Stato” raccontati, con grande sapienza professionale, da Riccardo Iacona e da Giulia Bosetti nella puntata di ieri di Presadiretta. Basterebbe ricordare, per fare un solo esempio, il film inchiesta “È stato morto un ragazzo“, realizzato da Filippo Vendemmiati, dedicato a Federico Aldrovandi, e distribuito proprio dal Fatto. Presadiretta ha avuto il merito, straordinario, di portare in prima serata e di dare un volto e una voce ai protagonisti di una impressionante sequela di tragedie e di casi di malapolizia: da Aldrovandi a Cucchi, da Sandri a Ferrulli, da Uva a Brunetti sino a Rasman.

I malpensanti hanno accusato la trasmissione di non aver dato spazio ai tanti casi di eroismo che hanno visto protagonisti poliziotti e carabinieri, di aver usato alcune “mele marce” per screditare tutto e tutti. Nulla di più sbagliato! Chi crede nella Costituzione e nell’ordinamento democratico ha il dovere di espellere le mele marce, di non proteggere eventuali illeciti, di non opporre un muro di omertà a chi indaga per ristabilire la verità, la giustizia, la legalità. Nei casi descritti, così come alla Diaz, questo non è avvenuto ed i casi sono stati riaperti solo dalla disperata volontà dei familiari, di alcuni avvocati, di qualche giudice coraggioso, di un pugno di giornalisti testardi e ficcanaso, che per fortuna esistono ancora.

Con la loro inchiesta i giornalisti di Presadiretta (e Rai3) hanno scritto una grande pagina del giornalismo di servizio pubblico, nel senso letterale della parola, e sarebbe doveroso che l’intero gruppo dirigente della Rai lo riconoscesse in modo formale. Paradossalmente il “ritorno alle inchieste”, la capacità di illuminare le periferie del mondo, potrebbe e dovrebbe essere la strada per la Rai del futuro. Nel frattempo ci permetteremmo di suggerire, senza malizia alcuna, alla ministra Cancellieri, e al suo collega Alfano, di fare una telefonata a Riccardo Iacona, di ringraziarlo, e magari di farsi dare una copia della trasmissione, in modo tale da trarne tutte le dovute conseguenze.

Nel frattempo il governo Letta potrebbe chiedere alle Camere la immediata approvazione delle proposte di legge che prevedono l’introduzione del reato di tortura dal momento che, dopo aver ratificato le convenzioni internazionali, il nostro Paese non è mai riuscito a dotarsi della relativa norma. Sarà interessante ed istruttivo vedere e sentire gli interventi dei sabotatori, di difensori di ufficio delle “mele marce” e dei “Morti di Stato”; forse sono gli stessi che, nei giorni della Diaz, stavano nella cabina di comando o fingevano di non sentire, di non sapere, di non vedere. Allora come oggi!

 

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