Ho ascoltato il discorso di Matteo Renzi. Tre considerazioni: una faceta, una formale, una sostanziale.

1) Considerazione faceta (cioè scherzosa. I bimbominkia di Renzi moderino i loro ormoni e non si cruccino per così poco). Più ascolto Renzi, più ho la sensazione che abbia un’idea di partito contra personam più che ad personam. E quella “personam” sia io. A ogni discorso mi saccheggia il libro “Non è tempo per noi” senza citarlo. Alla Comunicazione ha messo un dileggiatore seriale che mi insulta ogni tre per due. Adesso, come inno ribelle del partito, ha scelto i Negrita (i Negrita come emblema di ribellione: attendo un endorsement renziano alla Binetti come simbolo di erotismo), il cui cantante è stato condannato anni fa per avermi democraticamente aggredito. Ci manca solo che, a breve, scelga per vicepremier il compagno di banco delle medie che mi ciulò la fidanzata.

2) Considerazione formale. I discorsi di Renzi sono sempre uguali e dunque già suonano noiosi. La loro forza retorica si sta già pericolosamente annacquando. Renzi parla dal palco come l’ex bruttino che a vent’anni prendevano in giro perché aveva gli occhialoni e la faccia paciocca, e adesso che ha notorietà si atteggia a rivoluzionario fighetto. Un Mister Bean frainteso per Fonzie. E’ stato un discorso retoricamente debole, scontato e deboluccio. In futuro dovrà aggiornare il repertorio: di soli Righeira, Moncler e camperos non si vive.

3) Considerazione sostanziale. La “sorpresina” di Renzi a Grillo era in realtà qualcosa di assai prevedibile: un baratto. “Rinuncio ai rimborsi in cambio di”. Politicamente è una mossa mesta. Un coito interrotto: se il “rimborso elettorale” è ingiusto, ci si rinuncia a prescindere. Non si chiede nulla in cambio. Renzi sa però che i rivali sono i 5 Stelle e non certo i berluscones (che lui ha già attratto, essendo pressoché uguale). Per questo li attacca sistematicamente. Dal suo punto di vista, fa benissimo a farlo. Ha quasi tutta la stampa dalla sua parte, che non vede l’ora di sostenere che “Renzi è per il cambiamento e il M5S no”. Poco conta, per esempio, che già 27 volte i 5 Stelle (come ha ricordato Di Maio) abbiano chiesto in sede istituzionale al Pd cosa vogliano fare della legge elettorale nuova. E poco conta che i 5 Stelle abbiano votato la mozione Giachetti e il Pd no. I 5 Stelle, da oggi, saranno quelli che “vogliono tenere il Porcellum” e pure quelli che “vogliono l’alleanza con Berlusconi”, anche se senza i 5 Stelle non avremmo avuto la decadenza del Caimano. C’è pure stato l’incontro, o così pare, tra Becchi e Berlusconi (pensate che brainstorming, che esplosione di cervelli: più o meno come una jam session tra Jarabe de Palo e Memo Remigi alla Sagra del Fagiolo di Lambrate). Renzi è già il Nazareno e i grillini gli infedeli. Il solito film.

Attenzione, però. Renzi vende in buona parte fumo, ma lo vende bene. Finora i grillini avevano buon gioco a sfottere Bersani e derivati: vincevano per mancanza di avversari. Renzi non dice nulla, ma lo dice bene. E la mossa del “Grillo firma qua o il buffone sei tu” è notevolissima. E’ un rilancio pokeristico che mediaticamente funziona. Rispedirlo al mittente senza neanche dialogare sarebbe da talebani masochisti (per questo è lecito pensare che Yoko Casaleggio sceglierà proprio questa strada). Cosa dice Renzi? Nuova legge elettorale; taglio netto all’indennità dei consiglieri regionali e abolizione dei rimborsi ai gruppi; cancellazione del Senato. La terza non mi convince, le altre due sì. Se Renzi vuole fare tana a Grillo, i 5 Stelle agiscano di conseguenza e facciano a loro volta tana a Renzi (e più che altro al Pd, metà del quale è terrorizzato dal Pd). C’è la possibilità di abbattere i costi della politica? C’è la possibilità di una legge elettorale che uccida gli inciuci e che garantisca governabilità? Se sì, ci si provi. Mettere all’angolo i Letta, i Casini e gli Alfano sarebbe fonte di godimento imperituro, a prescindere dalle barricate contrapposte.

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