Il 2012 era stato definito l’annus horribilis e il 2013 non è certo andato meglio. A fine ottobre, infatti – secondo l’indagine Nielsen presentata all’inaugurazione di Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma fino a domenica è stato registrato un -6,5% a valore (circa 65 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 nei canali trade) e un -13,8% rispetto al 2011 (circa 151 milioni di euro in meno).

Anche quest’anno sono i libri per ragazzi a far registrare un segno positivo: arrivano a coprire il 14,6% (era il 13,3% nel 2012) delle vendite. Perde qualcosa la fiction straniera (che copre il 25%, era il 25,4% nello stesso periodo del 2012), cresce quella italiana (raggiunge il 14,1%, era il 13,8% nel 2012) così“ come riprende quota la saggistica (la cosiddetta non fiction generale, oggi 17,3%, era al 17,1% nel 2012). In calo la non fiction pratica (guide, libri per il tempo libero, libri di cucina, famiglia e benessere che passa dal 16 al 15,1%) e la non fiction specialistica (vi rientrano testi di management, giurisprudenza, business, economia, computer, IT, che passa dal 14,5 al 14%).

La piccola editoria perde, confermando anche il trend generale, più dei grandi editori a copie, meno a valore: dai dati, da cui è esclusa la grande distribuzione, che tratta solo marginalmente la produzione dei piccoli editori, si evince che i piccoli perdono il 6,2% a copie e il 5,3% a valore. La ragione? I prezzi dei piccoli editori risultano in media più alti di quelli dell’anno scorso.

Poco distribuiti e con scarsa visibilitàˆ nelle grandi catene, i piccoli editori si stanno imponendo nelle librerie online dove pesano per l’11,9% e solo per il 9,9% su quelle indipendenti e per il 7,4% su quelle di catena.

“Purtroppo – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo – anche questi dati mantengono quel trend negativo cominciato da alcuni anni. Esistono tuttavia situazioni particolari su cui occorre riflettere: lo spostamento verso l’online delle vendite dei piccoli editori potrebbe essere dovuto non solo da una maggiore familiarizzazione del pubblico alle vendite sul web ma anche – e questo sarebbe in prospettiva molto pericoloso – da un minore assortimento nelle librerie della produzione dei piccoli. Contrastante anche il dato˜ che riguarda i valori dei libri per bambini: estremamente significativo che questo particolare mercato continui a essere in controtendenza rispetto a quello generale. È da studiare allora quella che sembrerebbe una disaffezione nei confronti del libro da parte dei genitori.

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