A poco meno di un anno dalla morte di Aaron Swartz, simbolo della libertà di informazione, si realizza il progetto su cui stava lavorando: SecureDrop, ribattezzata la “WikiLeaks dei media”. A scandire lo scambio di informazioni riservate al tempo di Prism ci pensa SecureDrop, la nuova piattaforma di sicurezza, una sorta di cassaforte, di compartimento a tenuta stagna, dove i giornalisti possono dialogare con i whistleblower o con gli hacker, senza correre il rischio di essere intercettati, di “perdere” l’identità degli informatori, notizie e documenti utili alle inchieste.

L’algoritmo di SecureDrop è simile a quello del progetto preliminare, DeadDrop, un codice open source ideato dallo stesso Swartz e dal giornalista di Wired Kevin Pulse, grazie al quale l’attivista americano è riuscito a far arrivare, per la prima volta, tramite il Web e in forma anonima, importanti documenti ai giornali senza rivelare le fonti. Dopo la prematura scomparsa di Swartz, a dare una mano alla realizzazione del progetto è stata la Freedom of the Press Foundation, di cui fanno parte alcuni membri dell’Eletronic Frontier Foundation (EFF), con il contribuito tecnico di due esperti del settore della sicurezza Bruce Scheiner e Jacob Appelbaum.

D’ora in poi, dunque, le notizie più scottanti del pianeta avranno (per un po’ di tempo) un sistema blindato grazie al quale far trapelare documenti potenzialmente incendiari. La Freedom of the Press Foundation vuol far rimanere SecureDrop un open source, con l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di media internazionali in grado di utilizzare la piattaforma come se si trattasse della funzione “Contattaci”, offrendo, al contempo, assistenza tecnica gratuita per la formazione dei giornalisti.

SecureDrop è un’applicazione Pynthon che raccoglie messaggi e documenti dal Web, li codifica prima di trasferirli su storage sicuri. SecureDrop, inoltre, utilizza “Tor”, il browser  della navigazione sicura, e server sparsi in tutto il mondo. Alla “gola profonda” che accede alla piattaforma viene assegnato un nome in codice unico, il paravento che realizza la relazione con le testate giornalistiche.

Oltre al “New York” che ha già utilizzato uno dei sistemi cifrati (lo StrongBox) di Swartz, anche il Wall Street Journal e Al Jazeera hanno fatto ricorso a piattaforme cifrate per la ricerca di informazioni, come anche l’Agenzia di stampa bulgara Bivol, che, tramite BalkanLeaks (modello balcanico di WikiLeaks) ha portato lo scorso febbraio alle dimissioni il primo ministro Boyko Borisov.

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