‘Non me ne fotte nulla del Ruanda e non me ne vergogno.’ Vecchie parole di Carmelo Bene, provocazione oscena dove il Ruanda  di ieri, oggi dolorosamente molti chiamano le porte di Lampedusa, le enclavi di Ceuta e Melilla, le isole di Lero e Pamos, le tante altre lingue di scogli e sabbia d’ Europa, punto di arrivo di un nord ipotetico per migliaia di disperati, punto di partenza fallito, musa di poche parole:

È spuma del mare i vostri corpi annegati

È vento al vento le vostra grida di dolore

Qualcosa che rotola

La vostra scalata verso il paradiso sociale.

 


close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Tragedia Lampedusa, l’alibi dell’Europa e lo psicodramma collettivo

prev
Articolo Successivo

Lampedusa, contestati Letta e Barroso. Polemica premier e Alfano su Bossi-Fini

next