Su 177 Paesi l’Italia è al 168esimo posto per la libertà fiscale e al 162esimo per la spesa pubblica. A sostenerlo è il Fraser Institute, think tank canadese che, dal 1995, ogni anno stila in collaborazione con il Wall Street Journal l’Index of Economic Freedom, una classifica per capire quanto gli Stati di tutto il mondo “permettano ai loro cittadini di essere liberi economicamente”. Sono 42 le variabili considerate, raggruppate in 10 indicatori: libertà dalla corruzione, garanzia dei diritti di proprietà, libertà fiscale, spesa pubblica, libertà d’impresa, del lavoro, libertà monetaria, del commercio, degli investimenti e libertà finanziaria.

L’indice 2013 si basa sui dati della prima metà del 2012, ma per l’Italia i giudizi sono degli evergreen: troppa corruzione, una massiccia evasione fiscale, la diffusione di “un’economia informale”, burocrazia lenta e rigida che aumenta a dismisura i costi per le imprese e scoraggia il commercio internazionale. Che, secondo il Fraser Institute, in Italia è diminuito progressivamente dal 2000 a oggi.

Il nostro Paese si posiziona così all’83esimo posto della classifica complessiva con 60,6 punti (+ 1,8 rispetto allo scorso anno, grazie anche ai tagli nella spesa pubblica), appena al di sopra della media mondiale che è di 59,6. “I diritti di proprietà – si legge nella parte che ci riguarda – sono assicurati, ma la loro garanzia è messa in difficoltà dalla lentezza delle procedure giudiziarie”.

A spartirsi il podio sono invece Hong Kong, Singapore e Australia. Solo due i Paesi europei nella top ten: Svizzera (quinto) e Danimarca (nono), entrambi fuori dall’euro.  Ma cosa emerge a livello mondiale dai dati? ”Dalla crisi del 2009 c’è stata una leggera ripresa, ma non coinvolge i Paesi occidentali, tranne eccezioni come Germania e Regno Unito”, spiega a ilfattoquotidiano.it Gabriele Guggiola, membro del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino, partner italiano del Fraser Institute nella creazione della classifica. ”Emergono – continua Guggiola – sempre di più 3 gruppi di Paesi: alcuni africani, altri dell’ex Urss e alcuni Paesi arabi, dove però la libertà economica non è ancora seguita da una buona libertà politica”.

Ma a chi giova la libertà economica celebrata dal think tank canadese? La classifica ha più di un punto critico. Elogia la libertà fiscale e di investimento del Botswana (30esimo posto), primo produttore al mondo di diamanti, lo antepone alla Norvegia (31esimo) ma non considera che è estremamente povero e che 1 adulto su 4 ha l’Hiv (dati Treccani Altlante Geopolitico 2013). Stesso discorso per la Colombia (37esima): rispetto al Belgio (40esimo) spicca per libertà fiscale (70 punti contro 40) ma è doppiamente più corrotta. Eppure è più in alto anche della Francia (62esimo posto). Nonostante oggi nella repubblica sudamericana un terzo della popolazione viva in estrema povertà (fonte Fides). “Sì, ci sono vari paradossi – ammette Guggiola – e dipendono forse dal giudizio di chi ha raccolto i dati nei vari Paesi: in alcuni Paesi sviluppati forse è più severo”.

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