Dopo la condanna definitiva tutto ci si poteva aspettare tranne la messa in discussione della legge Severino appena approvata con il voto della Pdl e del Pd. Ma al peggio non c’è mai limite ed ecco che, superate le secche della Cassazione, gli allegri croceristi delle larghe intese sbattono contro lo scoglio della decadenza.

È a questo punto che la vicenda assume un tono drammatico. La legge appena fatta non si può applicare, non può essere retroattiva, infine, è incostituzionale. Peccato che per altri è già stata applicata e che il principio della decadenza dall’ufficio di parlamentare a seguito di una condanna definitiva era già presente nell’ordinamento a prescindere dalla legge Severino. Ma tant’è, la verità al giorno d’oggi è merce rara e tutti sono corsi ad inventare le soluzioni più strampalate.

Non si sono sottratti ovviamente anche alcuni esponenti del Pd, che alle baggianate sono forse più abituati di altri. Non si sono sottratti i corifei di Berlusconi. Fa un po’ specie tuttavia vedere tre dei saggi chiamati a riformare la Costituzione elaborare un parere pro vertiate per la difesa del vate di Arcore e soprattutto notare che uno di loro è anche componente del Csm. Tutto normale evidentemente anche per chi quell’organismo dovrebbe garantirlo e tutelarlo da contaminazioni con soggetti appena condannati dalla stessa magistratura.

Il ragionamento di fondo, coperto da motivazioni giuridiche contro il diritto e il senso comune, è che Berlusconi non può essere dichiarato decaduto da senatore perché non è una persona come gli altri. Come mai? “Egli ha dato un particolare contributo al paese”. Sembra incredibile ma questo è quanto dicono anche autorevoli esponenti di quello che un tempo fu il centro sinistra. Ora, a prescindere dal merito del suo “contributo”, l’aspetto inquietante, ma forse è meglio dire eversivo della vicenda è che allegramente si sta ammettendo che la legge non è uguale per tutti, ricchi o poveri, potenti o cittadini qualsiasi.

C’è uno che vale di più e per questo ha più tutela e garanzie degli altri. Se poi al misfatto si prestano direttamente o indirettamente anche gli organi costituzionali la frittata è fatta. Altro che modifica della Costituzione, che a questo punto è solo carta straccia. Con il “non è uno come gli altri” finisce per sempre lo stato di diritto e con esso la nostra democrazia. Quel che resta è una cosa diversa in cui ciascuno sentirà il diritto di piegare per sé le regole. Se avrà forza e potere ci riuscirà altrimenti sarà schiavo dell’arbitrio.

 

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

B.COME BASTA!

di Marco Travaglio 14€ Acquista
Articolo Precedente

Prete prescritto ma condanna per diocesi e parrocchia a risarcire vittima abusi

next
Articolo Successivo

Inchiesta Fondiaria Sai, Giulia Ligresti ai domiciliari dopo perizia medica

next