Due giorni dopo il “supervertice” di Arcore, il Pdl rimette sul tavolo tutte le possibili “soluzioni politiche” al caso Berlusconi. La grazia (Gasparri), la commutazione della pena (Cicchitto), mentre sul ricorso alla Corte costituzionale contro la legge Severino trova una sponda a sinistra in Luciano Violante, uno dei “saggi” di Napolitano in quota centrosinistra. Violante segue a ruota un altro saggio di centrosinistra, Valerio Onida, che nei giorni scorsi si è detto favorevole ad attendere i chiarimenti della Consulta. Anche se il segretario democratico Epifani ribadisce l’intezione di votare sì alla decadenza senza “cedere a ricatti”. 

Intervistato dal Corriere della Sera, Violante spiega: “Noi siamo legalitari e la legalità comprende il diritto di difesa che va pienamente garantito, in questo come in qualsiasi altro caso”. Secondo l’ex magistrato ed ex presidente della Camera, “Berlusconi deve spiegare alla Giunta perché a suo avviso la legge Severino non si applica. E i membri della Giunta hanno il dovere di ascoltare e valutare la sua difesa”. Poi, se l’organo del Senato “ritenesse che ci fossero i presupposti, potrebbe sollevare l’eccezione davanti alla Corte. Ma questa – precisa – non sarebbe una dilazione: sarebbe l’applicazione della Costituzione”. Ben venga anche il possibile ricorso del Pdl alla Corte europea: “La Corte di Lussemburgo potrebbe essere interpellata perché dica se in base alla normativa europea, applicabile anche in Italia, la legge Severino dà luogo a pena, non retroattiva, o a un semplice effetto sulla condanna”. Dal Pdl arriva l’immediato apprezzamento di Maria Stella Gelmini: l”intervista del Presidente Violante “rappresenta una prima autorevole apertura al dibattito sulla decisione della Giunta; dibattito che i falchi del Pd avevano fin qui respinto come una perdita di tempo”.

Torna in auge anche la grazia per il Cavaliere, che in un primo tempo aveva suscitato forti perplessità. Un atto di clemanza del presidente della Repubblica nei confronti di un condannato che non ha neppure iniziato a espiare la pena né ha mostrato alcun segno di resipiscenza somiglierebbe troppo a “un quarto grado di giudizio” adotatto per cancellare il verdetto della magistratura. Ora il Pdl sarebbe intenzionato a tornare all’attacco, scatenando ogni possibile pressione su Napolitano. “Il signor presidente della Repubblica nei mesi scorsi ha dato la grazia a un agente della Cia coinvolto nel caso Abu Omar”, afferma Maurizio Gasparri in un’intervista al Qn. Il riferimento è in realtà al militare Usa Joseph Romano (non della Cia), condannato in Italia per il sequestro dell’imam Abu Omar a Milano in un’operazione di extraordinary rendition e beneficiato dalla clemenza presidenziale. Ora Napolitano “dice che se vuole la grazia Berlusconi deve chiederla, ma perché a lui chi l’ha chiesta: la Cia? Lo dica, Napolitano, dica chiaramente su quali basi formali ha deciso quella grazia e ci faccia vedere le carte”. Perché, argomenta Gasparri, “se c’era una ragion di Stato per graziare un agente della Cia, vorrei che Napolitano chiarisse per quale motivo la ragion di Stato non c’è per graziare l’uomo cui si deve la nascita di un governo che lui stesso dice essere di salvezza nazionale”. 

Un’ulteriore appiglio è evocato da Fabrizio Cicchitto, e anche questa deve passare per una decisione del Quirinale. “Se il Capo dello Stato intervenisse con un atto di grazia quale la commutazione della pena, allora l’obiettivo della pacificazione verrebbe recuperato”, argomenta il deputato su La Stampa. Come nel caso di Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale che si è visto trasformare da Napolitano una condanna a 16 mesi di carcere in una sanzione di 15mila euro che gli ha evitato la cella. Ma l’opzione privilegiata, anche per Cicchitto, resta quello del ricorso alla Consulta contro la legge Severino. Se nessuno di questi scenari dovesse realizzarsi, avvertono i colonnelli berlusconiani, a farne le spese sarebbe il governo Letta. 

A rilanciare lo scenario dell’amnistia – che al Cavaliere cancellerebbe reato, condanna, interdizione e decadenza – ci pensa invece il deputato Pd Sandro Gozi. ”L’amnistia va fatta. Non a favore o contro Berlusconi, ma per salvare la democrazia italiana. L’Europa ci ha imposto di risolvere entro maggio l’illegalità dei 30mila detenuti che superano la capienza delle carceri”. Per Gozi, intervistato su La Stampa, “bisogna uscire da un ventennio autolesionista di scontro tra berlusconiani e antiberusconiani”.