Alla stampa estera, il governo Letta appare come un fortino assediato da tanti nemici, le cui forze, per il momento, non si coalizzano per portare l’attacco decisivo. E poiché nessuno dei nemici, cioè dei problemi, è, di per sé, così grave da farlo cadere, l’esecutivo vivacchia tra scandali, divisioni, inefficienze, andando avanti con la bussola democristiana del rinvio massiccio e ad oltranza. Fino a che qualcuno non taglierà i viveri.

Testata che vai e Paese che giri, grana che trovi sui media europei: oggi, il Guardian titola sull’evasione fiscale, che costa all’Italia 120 miliardi all’anno; Les Echos punta sul caso Ablyazov, segnalando che “Emma Bonino è sotto attacco per l’imbroglio kazako” e che un “profumo di soldi e petrolio” aleggia su tutta la vicenda;  Die Welt constata che “l’Italia non riesce a sbarazzarsi delle sue rovinose province”; e lo spagnolo Abc presenta il premier alla “prova del fuoco” dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il Financial Times, che ha spesso lo sguardo d’insieme, scrive che le potenti lobby impediscono al paese di diventare “normale” e minano gli sforzi perché l’Italia sia più efficiente e attraente per gli investitori esteri.

Come se non bastassero le mine interne, ecco i tiri d’avvertimento internazionali, oltre il caso Ablyazov. L’Italia è toccata nell’immagine dal Datagate e dalla ricerca di asilo di Edward Snowden ed è pure colpita dall’arresto a Panama di Robert Seldom Lady, subito restituito agli Stati Uniti piuttosto che estradato qui da noi, dove l’ex capo centro Cia a Milano deve scontare una condanna definitiva a 9 anni per il sequestro dell’imam Abu Omar.

Il giudizio quasi costante della stampa estera è che ogni vicenda “indebolisce il Governo Letta”, che, però, è talmente debole di suo che indebolirlo ulteriormente è persino difficile. Prendiamo l’esempio che fa il Guardian, la strombazzata lotta all’evasione fiscale: l’Italia ha uno dei tassi più alti al mondo d’evasione, ma il premier si ritrova azzoppato nella sua credibilità da un ministro, Josefa Idem, dimessosi per irregolarità fiscali e dal suo ‘grande elettore’, Silvio Berlusconi, sotto schiaffo per la sentenza definitiva sull’accusa di concorso in frode fiscale nel processo Mediaset.  E il Cavaliere è pure una presenza ingombrante nel caso Ablyazov, su cui –secondo The Indipendent– pesano “le discutibili relazioni internazionali” dell’ex premier.

Eppure, c’è pure chi s’immagina che la tattica lettiana del “tirare avanti”, che non ha nulla a vedere con l’eroico “tiremm innanz” di Amatore Sciesa, possa funzionare per l’Ue e l’eurozona, che, a forza di piccoli passi, starebbe lasciandosi alle spalle la crisi. E’ la tesi shock del Wall Street Journal, che, un po’ a sorpresa, scrive: chi critica l’Unione “sottovaluta gli aggiustamenti appena realizzati”. Se lo dice il WSJ, vuol dire che rigore e sacrifici ne abbiamo davvero fatti un sacco. Persino più di quanti non ci sembra e non c’immaginiamo. 

 

 

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