Case di comunità, la protesta dei sindaci laziali: “Scatole vuote, manca il personale. Un’occasione mancata”
Tagli di nastri da una parte, medici e infermieri che ancora mancano dall’altra. È questo, secondo decine di sindaci arrivati da tutto il Lazio davanti al Consiglio regionale, il paradosso della sanità territoriale nella Regione guidata da Francesco Rocca. Martedì 29 luglio amministratori locali e opposizioni hanno manifestato alla Pisana con lo striscione “Difendiamo la sanità pubblica”, accusando la giunta di aver concentrato gli sforzi sul rispetto delle scadenze del Pnrr senza riuscire a rendere realmente operative le nuove Case della comunità. Il risultato, denunciano, è una rete di strutture inaugurate ma prive del personale necessario a offrire i servizi per cui sono state pensate, mentre le liste d’attesa continuano ad allungarsi. Le Case della comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma della sanità territoriale finanziata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’obiettivo è portare cure e assistenza più vicino ai cittadini, alleggerendo la pressione sugli ospedali. Ma è proprio su questo punto che si concentra la protesta di sindaci e opposizioni: gli edifici sono stati realizzati, sostengono, ma senza medici, infermieri e operatori rischiano di rimanere soltanto contenitori vuoti.
“Con la giunta regionale guidata da Rocca e dal centrodestra siamo fermi alla propaganda e agli annunci”, dice a ilfattoquotidiano.it il sindaco di Nettuno Nicola Burrini, presente alla manifestazione. “Mancano le assunzioni di medici e infermieri, le liste d’attesa sono inimmaginabili, nei comuni mancano servizi essenziali. Rocca e il centrodestra sono in campagna elettorale ma non riescono a nascondere sotto al tappeto la polvere di servizi carenti e dei disagi continui. Aspettiamo con ansia che gli annunci fatti diventino realtà e saremmo i primi a battere le mani. Ma oggi non possiamo accettare nessun annuncio se, oltre ai reparti notoriamente in difficoltà, non abbiamo garanzie neanche per oncologia e radiologia. Ci aspettiamo risposte e servizi degni della Regione Lazio”. La stessa preoccupazione arriva dai territori della provincia di Roma. “Le Case e gli ospedali di comunità sono presidi sanitari fondamentali per Zagarolo e per l’intera area prenestina”, afferma la sindaca Emanuela Panzironi. “La preoccupazione più grande per noi sindaci è che questi servizi vengano progressivamente depotenziati, con risorse destinate altrove. Per questo siamo qui a difendere presìdi essenziali per le nostre comunità”.
Per il segretario regionale del Pd Daniele Leodori, la protesta mette in evidenza un problema più ampio della singola inaugurazione. “Il vero tema è il fallimento della giunta Rocca nella gestione dei fondi del Pnrr destinati alla sanità territoriale. C’era un’occasione storica per rafforzare la medicina di prossimità e costruire una rete capace di alleggerire gli ospedali, ma oggi il rischio è di ritrovarci con Case della comunità nuove, ma vuote. Vuote perché mancano i servizi, manca il personale e soprattutto è mancata una visione. Senza professionisti e senza programmazione il Pnrr rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione sprecata”. Secondo l’ex assessore regionale alla Sanità laziale, Alessio D’Amato (Azione), le strutture pienamente operative secondo gli standard fissati dal decreto ministeriale 77 sarebbero “meno del 5%”, anche a causa del mancato accordo con i medici di medicina generale.
Per Adriano Zuccalà (Movimento 5 Stelle), invece, “le opere sono andate avanti per inerzia rispetto alla precedente programmazione, ma il vero nodo era popolarle: sul personale non vediamo assolutamente nulla e rimangono servizi inesistenti e inaugurazioni fantasma”. Ma la protesta non riguarda soltanto la sanità territoriale. Sindaci e opposizioni denunciano anche il permanere di liste d’attesa giudicate incompatibili con il diritto alle cure e contestano alla giunta di non utilizzare tutte le risorse disponibili per rafforzare il sistema sanitario. Al centro delle critiche c’è anche l’avanzo di amministrazione di circa 300 milioni di euro: secondo le opposizioni, quelle risorse dovrebbero essere impiegate per assumere personale, ridurre i tempi di attesa e rendere pienamente operative le nuove strutture, invece di essere rivendicate come un risultato di bilancio.
Alle accuse replica il presidente della Regione Francesco Rocca, che respinge l’idea di un fallimento del progetto. “Era prioritario realizzare le Case della comunità per rispettare le scadenze del Pnrr. Ora le stiamo anche riempiendo”, afferma. Rocca rivendica il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano, ricorda l’ingresso di cinquemila nuovi operatori sanitari e annuncia altre quattromila assunzioni nel corso del 2026. “Centocinque strutture rispettano i criteri. Anch’io non vedo l’ora di avere altro personale, ma dire che sulle Case della comunità stiamo fallendo è una bugia”.