Malala è una ragazzina  pakistana della regione dello Swat. Dei talebani l’hanno spiata, seguita e le hanno sparato alla testa e al collo perché a loro detta diffondeva tramite il suo blog idee laiche e occidentali, quindi oscene.  Idee come queste : ” Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla mia generazione le armi “. La sua storia è qui.

Perché parlarne ai nostri figli? Perché non possiamo stare qui ad indignarci senza coinvolgerli, senza lottare concretamente per loro che sono il nostro mondo migliore. Questa ragazza  così giovane denunciava il regime talebano, ha lottato dal suo blog per chiedere penne, istruzione, la possibilità di esistere e non semplicemente sopravvivere. I nostri figli non sono colpevoli o viziati e menefreghisti perché vivono in una democrazia, questo moralismo d’accatto non serve a nulla.

Se i nostri figli saranno indifferenti è perché noi non gli avremo parlato di impegno civile e libertà. Educare deriva da una parola latina e vuol dire ” portare fuori” , tirare fuori il meglio. C’è tanto ” meglio” nei nostri figli. Parliamo con loro di ciò che sta accadendo ma senza moralismo, senza dire: “guarda quella poverina e tu che non studi!”. Sottolineiamo invece come si possa essere grandi, splendidi, saggi e coraggiosi anche a 14 anni. Gli anni di Malala. Gli anni del tutto è possibile e in cui crescere, studiare, sbagliare e migliorare è un diritto. Rischiare di morire per la libertà no.

Parliamone ai nostri figli affinché sappiano che non c’è mai un regime buono, mai del bene nel disprezzare la libertà e la conoscenza. Parliamo di Malala perché studiare e conoscere, essere curiosi è legittima difesa .

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