Malala Yousafzai, la giovanissima attivista per i diritti umani pachistana ferita ieri con due colpi di pistola da un commando di talebani del Tehrek-e-Pakistan Taliban (TTP), “è fuori pericolo”, ma resta in terapia intensiva: mentre l’attenzione di tutti è concentrata ora sui danni che un proiettile può averle causato al sistema neurovegetativo e al cervello.

I talebani hanno rivendicato il loro gesto sostenendo che “chi opera contro la sharia (legge coranica) per noi deve essere punito con la stessa sharia”, ma la condanna nel paese per l’agguato è stata praticamente unanime. Il comandante dell’esercito di Islamabad, generale Ashfaq Kayani, ha sostenuto che “i codardi che hanno attaccato Malala e le sue compagne hanno mostrato per l’ennesima volta il poco rispetto che hanno per la vita umana e a che punto di bassezza arriva la loro crudele ambizione di imporre una contorta ideologia”.

Anche il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha espresso su Twitter “sdegno per un barbaro atto di violenza contro una giovane coraggiosa”.

In una conferenza stampa oggi a Peshawar, capoluogo della provincia di Khyber Pathunkhwa, dove una equipe medica ha operato la giovane di 14 anni per tre ore la notte scorsa, il ministro dell’Interno pachistano Rehman Malik ha confermato che dopo la prima ipotesi di un trasferimento all’estero, si è scelto di proseguire per ora le cure nel paese. L’intervento, si è appreso, si è reso necessario con urgenza per rimuovere un proiettile che, entrato dal cranio, si era conficcato nel collo, toccando apparentemente la spina dorsale.

“Era pronta un aereo ambulanza – ha spiegato il ministro – ma non ce n’è stato bisogno. I suoi dottori sono soddisfatti ed ora lei è fuori pericolo, anche se neurochirurghi dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti sono stati allertati per eventuali emergenze”. Fonti giornalistiche hanno indicato comunque che nello scalo di Peshawar è pronto un Boeing 737 con l’incarico di trasportarla, appena possibile, a Dubai.

Rispondendo ai giornalisti all’esterno dell’ospedale dove Malala è ricoverata, il padre della ragazza-coraggio, Ziauddin Yousufzai, ha detto a sua volta di sperare che la figlia “si riprenda” a pieno. “Ma quello che è certo – ha rimarcato – è che la mia famiglia non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro di fronte alle minacce dei talebani”.