Ogni tanto sgorga la sua risata, costante, come un gorgogliare di un ruscello;  quel suono si fa strada tra parole dure come sassi, crisi, sofferenza, e tra altre luminose come felicità e gioia; ci si sente subito bene. La capacità del Dalai Lama di rendere malleabile anche il dolore è sorprendente. Ho trovato bello che riuscisse a sorridere mentre raccontava come liberarsi dalla schiavitù delle emozioni negative, magari ricorrendo al ricordo di quando suo fratello maggiore lo graffiava arrabbiato e dopo qualche minuto ricominciavano a giocare insieme. Lo abbiamo ascoltato in 10mila persone provenienti da 100 paesi diversi al forum di Assago.

Ha risposto a tutta la gente che gli ha inviato domande scritte su foglietti volanti. La lezione che mi porto dietro consiste di diversi insegnamenti: l’etica secolare, cioè quel comportamento che non nasce né dalla religione né dalla politica, ma dall’intelligenza dell’uomo che è in grado di valutare gli effetti delle proprie azioni sulla lunga durata. Bisogna creare questa disciplina nelle scuole, così come si sta facendo in India.

Bella la sua allegria mentre spiegava che è negativo solo ciò che porta sofferenza; anche la rabbia può essere positiva se trasformata in energia contro i soprusi.

Infine la definizione di amore: desiderare la felicità dell’altro; e la definizione di compassione: desiderare la libertà dell’altro. Semplice.

Per il resto sono sensazioni importanti ma non ancora abbastanza chiare da essere scritte. Grazie Viki di avermi regalato i biglietti.

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