Fra i sogni dei manifestanti di piazza Tahrir – il cuore della rivoluzione che ha portato alla destituzione del dittatore egiziano Hosni Mubarak l’11 febbraio 2011 – c’erano anche l’uguaglianza di genere e il rispetto per le donne. Valori che in Egitto, come altrove, vanno protetti e divulgati, specie alla luce degli ultimi fatti di cronaca. Il più recente, l’8 giugno, quando una marcia di donne partita proprio da Tahrir, nel centro del Cairo, è stata attaccata e molestata. “Siamo state circondate da alcune centinaia di uomini – racconta Nihal, una delle organizzatrici del corteo – Hanno cercato di disperdere il gruppo e hanno cominciato a toccarci e tirarci i vestiti. E pensare che la protesta era proprio contro le molestie!”. 

L’episodio riporta in primo piano il problema delle molestie sessuali, un fenomeno molto diffuso per le strade del Cairo, anche se piazza Tahrir, finora sembrava essere rimasta “un’isola felice”. Felice fino agli ultimi giorni di protesta e occupazione, iniziati dopo la sentenza del 2 giugno scorso che ha condannato all’ergastolo il dittatore Mubarak, assolvendo però i funzionari del ministero dell’Interno e i due figli dell’ex rais. 

Episodi di molestie erano già stati denunciati in passato: fra questi l’aggressione alla corrispondente della Cbc Lara Logan nei giorni della rivoluzione e il caso della giornalista francese Caroline Sinz molestata a novembre durante gli scontri che sono seguiti alla presa del potere da parte di Mohammed Morsi, leader dei Fratelli musulmani diventato presidente dell’Egitto il 24 giugno. Eppure, la presenza femminile a Tahrir era, ed è tutt’ora, massiccia, come dimostra anche la marcia contro le violenze sulle donne perpetrate da militari e polizia indetta lo scorso dicembre dopo gli scontri di Qasr el Aini (una delle arterie principali del Cairo, ndr), quando 10mila donne sfilarono per le strade della Capitale egiziana senza provocare alcun incidente.

“Durante i 18 giorni della rivoluzione e nei mesi successivi, per esempio durante l’occupazione della piazza a luglio e novembre scorso, le donne hanno protestato accanto agli uomini – spiega Nihal – Molte ragazze dormivano in piazza senza correre nessun pericolo. Ora non è più così, ci sentiamo meno sicure”.

L’incremento delle molestie sessuali al Cairo è confermato anche da “Harassmap”, associazione nata poco prima della rivoluzione tra gennaio e febbraio 2011, che monitora gli episodi di violenza in Egitto attraverso mappe interattive elaborate grazie alle segnalazioni degli utenti via web.

“Stiamo ancora studiando i dati per quanto riguarda l’ultimo periodo, ma la sensazione, confermata da molte testimonianze, è che il rischio di molestie a Tahrir sia aumentato – spiega Muhammed El Khateeb, uno dei responsabili di “Harassmap”.

Secondo El Khateeb le cause dell’aumento sono molteplici, ma legate soprattutto alla diversa composizione della piazza rispetto ai mesi precedenti: “Credo che Tahrir sia vittima di infiltrazioni di teppisti e persone estranee all’attivismo – spiega – Gli infiltrati ci sono sempre stati, ma penso che in questo momento la situazione sia diventata più incontrollabile anche a causa di un’organizzazione interna meno forte rispetto a prima”.

Oltre ad “Harassmap”, il popolo della rete, sempre molto attivo in Egitto, ha creato altre iniziative via web. Su Twitter, uno degli strumenti chiave degli attivisti egiziani, è stato lanciato l’hashtag “#EndSH” per segnalare episodi di molestie e tenere alta l’attenzione su un fenomeno che in Egitto è praticato indistintamente contro donne egiziane e straniere. “Secondo uno studio condotto da alcune Ong nel 2008, circa l’80 per cento delle donne  ha subito molestie per strada– spiega El Khateeb – Il nostro obiettivo è quello di denunciare l’accettabilità sociale di questo tipo di pratica, una violenza fisica e psicologica per la quale la maggior parte degli uomini restano impuniti”.

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