Dopo 30 anni di potere e 18 giorni di proteste, il presidente Hosni Mubarak si è dimesso. Lo ha annunciato il vice Omar Suleiman in un messaggio letto alla tv pubblica del Cairo:  “Cittadini, in nome di Dio misericordioso, nella difficile situazione che l’Egitto sta attraversando, il presidente Hosni Mubarak ha deciso di dimettersi dal suo mandato e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari del paese. Che Dio ci aiuti”, ha detto Suleiman. Non è la prima volta che i militari scendono in campo per decidere le sorti del paese. Negli anni ’50 fu l’esercito a rovesciare re Farouk e i suoi sostenitori inglesi. Ma il ‘pes0’ delle Forze Armate non ha mai allarmato Mubarak, la cui legittimazione risiedeva nel fatto di essere un generale, così come i suoi uomini di punta. Tutte le volte che il popolo ha tentato di indirizzare l’esercito contro il regime, l’esercito è diventato, di fatto, il regime, come scrive in un’analisi il quotidiano britannico ‘Telegraph’. Intanto, Come è già avvenuto con l’ex presidente tunisino Zine al Abidine Ben Ali,  il Consiglio federale svizzero ha deciso di bloccare eventuali fondi di Hosni Mubarak e della sua cerchia. Il portavoce dell’esecutivo Andrè Simonazzi citato dall’agenzia di stampa elvetica Ats, ha dichiarato che “è stata pubblicata un’ordinanza per chiedere alle banche di cercare e bloccare eventuali beni del clan Mubarak”.

In base all’articolo 84 della Costituzione egiziana se il presidente si dimette, i poteri vengono temporaneamente assunti dal presidente della Camera. Il nuovo presidente deve essere eletto entro 60 giorni dalla data in cui la carica risulta vacante. Non è chiaro se quest’ultimo punto viene applicato anche quando, come in questo caso, il Consiglio superiore dell’esercito è stato incaricato di occuparsi degli affari del paese. Anche il segretario generale del Partito nazionale democratico (Pnd), Hossam Badrawi, si è dimesso, secondo fonti della tv privata al Hayat. Badrawi era stato nominato solo pochi giorni fa: ”Sono dimissioni dall’incarico e dal partito”, ha detto Badrawi ad al Hayat spiegando che l’Egitto ha bisogno di nuovi partiti e che questa sua decisione “è meglio per la società ora, in questa fase”. A Piazza Tahrir l’annuncio delle dimissioni dell’anziano presidente è stato accolto con una vera e propria esplosione di gioia, tra applausi, grida di giubilo e bandiere al vento.

Festa in tutto il mondo arabo.  Le notizie giunte in serata dal Cairo hanno innescato manifestazioni spontanee di gioia anche in diverse località della Striscia di Gaza, dove la popolazione sta scendendo in strada in massa. L’Iran ha accolto con soddisfazione la notizia delle dimissioni, definita una “grande vittoria” del popolo egiziano. Colpi di armi automatiche verso il cielo sono stati sparati a Beirut, in segno di gioia in corrispondenza della diffusione da parte delle tv satellitari panarabe della notizia delle dimissioni del presidente egiziano Mohammad Hosni Mubarak. Alcuni fuochi d’artificio sono stati inoltre sparati sui cieli della periferia sud di Beirut, tradizionale roccaforte del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah. La tv al Manar ha interrotto le trasmissioni per annunciare “la caduta del dittatore collaborazionista” Mubarak.  Esplosioni di gioia e concerti  di clacson anche a Tunisi. Ad Algeri invece, i manifestanti scesi per le strade sono stati caricati dalla polizia.

La fuga. A metà mattinata si era diffusa la notizia di una possibile fuga di Mubarak. La notizia è stata confermata verso le 13 dalla tv Al Arabya che ha comunicato l’arrivo del presidente all’aeroporto di Sharm El Sheik. “Mubarak si trova ora in quella località – sostiene l’emittente – insieme ai suoi familiari. Erano partiti dall’aeroporto militare del Cairo questa mattina e sono arrivati da poco”.  

L’opposizione. “E’ il più bel giorno della mia vita, il paese è libero!”. E’ il breve messaggio pubblicato su Twitter dal Premio Nobel Mohammed El Baradei, leader dell’opposizione egiziana, dopo le dimissioni del presidente Mubarak. El Baradeiu ha fatto anche sapere che non intende candidarsi alle prossime elezioni. “Non so dire cosa succederà nelle prossime ore, ma non bisogna correre – ha detto in una telefonata alla CNN -. Mi auguro che il Consiglio Supremo delle forze armate condivida in tempi rapidi il potere in termini democratici. Il popolo egiziano ha parlato chiaro”. Intanto i Fratelli Musulmani, il più grande e più importante gruppo di opposizione in Egitto, si sono congratulati con “l’esercito che ha mantenuto le sue promesse” e con gli egiziani che hanno vinto “la loro battaglia”.

La Lega Araba. “Sono ottimista, riusciremo a scegliere la via giusta per l’Egitto e per il suo popolo”. Queste le parole del segretario generale della Lega Araba, l’egiziano Amr Moussa, in un commento a caldo alla Cnn sulle dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Le dimissioni del rais, a suo giudizio, significano che “abbiamo ottenuto quello che chiedeva il popolo”. Gli egiziani “guardano a un futuro diverso, un futuro migliore”, ha aggiunto, invitando la popolazione alla “pazienza” nell’attesa di vedere “quale posizione assumerà” il Consiglio supremo delle forze armate, a cui Mubarak ha ceduto il potere.

Per tutta la mattina una folla oceanica aveva presidiato piazza Tahrir e il palazzo presidenziale. Dopo il discorso di ieri sera alla tv di Stato in cui Mubarak non aveva accennato in alcun modo alle dimissioni, si era diffuso un ampio malcontento. Malcontento trasformatosi in rabbia alla notizia che, con il cosiddetto ‘Comunicato n°2’, le Forze armate egiziane avevano deciso di appoggiare il presidente Hosni Mubarak, riconoscendone il passaggio di poteri al vice Omar Suleiman proponendosi come “garanti” del piano di riforme promesse dal Rais. Mentre in televisione veniva letto il testo del comunicato, altrettanto faceva un colonnello dell’Esercito davanti alla sede della Presidenza della Repubblica.

Israele. Secondo fonti governative israeliane è ancora “troppo presto per prevedere le ripercussioni delle dimissioni di Hosni Mubarak”. “C’è da augurarsi – ha aggiunto la fonte – che in Egitto prenda forma un regime democratico senza spargimenti di sangue, e che la pace con Israele resista”.

Gli Stati Uniti. Le dimissioni di Mubarak “non rappresentano la fine della transizione in Egitto, ma solamente l’inizio”. Lo ha affermato il Presidente americano, Barak Obama, sottolineando tuttavia che “l’Egitto non è più lo stesso perchè a esprimersi sono stati gli egiziani”. “Ci sono pochissimi momenti nella nostra vita in cui abbiamo il privilegio di assistere alla storia che si attua, questo è uno di questi momenti”, ha dichiarato Obama. “Rassegnando le sue dimissioni, Mubarak ha risposto alla fame di cambiamento”, ha aggiunto, precisando che, se da un lato “ci sono ancora molte domande senza risposta”, è “fiducioso che gli egiziani sapranno trovarle”. “I militari hanno servito il Paese in modo patriottico e responsabile”, ha quindi affermato Obama sottolineando che è ora necessario cancellare lo stato di emergenza, assicurare una transizione credibile agli occhi degli egiziani e rivedere la costituzione per rendere questi cambiamenti irreversibili, oltre che infine, “definire in modo chiaro il percorso per arrivare a elezioni libere e corrette, in cui tutte le voci dell’Egitto siano rappresentate”. “Gli Stati Uniti continueranno a essere amici e partner dell’Egitto”, ha quindi sottolineato il presidente americano.

L’Onu. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, auspica che in Egitto possa avere luogo una transizione “pacifica e ordinata”. Lo ha detto al Palazzo di Vetro Martin Nersirky, portavoce di Ban. “Il popolo egiziano è frustrato e ha chiesto riforme coraggiose – ha detto il portavoce – la transizione, ora, deve essere pacifica e ordinata”.

Il Parlamento europeo. ”Oggi la voce del popolo egiziano è stata ascoltata – ha affermato il presidente del Parlamento europeo, il polacco Jerzy Buzek – Il senso di responsabilità politica ha prevalso e la decisione del presidente Mubarak dovrebbe facilitare la transizione democratica evitando ulteriori violenze. Supporto pienamente le aspirazioni del popolo egiziano”. “Noi, gente d’Europa – ha continuato – siamo dalla parte degli egiziani e offriamo il nostro sostegno rispondendo al loro appello. Il popolo voleva che il vecchio regime fosse smantellato. Ora in Europa valuteremo i prossimi passi verso l’adempimento delle richieste del popolo per l’abrogazione delle leggi d’emergenza e la fine delle intimidazioni dei giornalisti, dei difensori dei diritti umani o dei dissidenti politici”. “La formazione di un nuovo governo che includa tutte le forze democraiche – ha aggiunto Buzek – è cruciale per la transizione. L’esercito deve svolgere un ruolo costruttivo nel processo di democratizzazione. Questo è solo l’inizio di una lunga strada di cambiamenti durevoli: una strada di transizione politica che passa attraverso riforme costituzionali, elezioni libere e pluralistiche e attraverso il rafforzamento della società civile. E’ anche una strada che condurrà a un ordine sociale ed economico più giusto, costruito sulla forza del diritto”.“E’ estremamente importante – ha concluso Buzek – venga curato con la massima attenzione il fiore della libertà appena sbocciato”.

Il ruolo della rete. Social network e blog sono state le ‘armi’ con cui l’opposizione egiziana ha lanciato la sfida all’ex presidente egiziano, Hosni Mubarak. La rete ha avuto un ruolo determinante nel catalizzare la protesta contro il rais, che dopo 18 giorni consecutivi di manifestazioni in piazza si è dimesso da un incarico che ricopriva da 30 anni. Così come è avvenuto in Tunisia, dove una sollevazione popolare ha portato alla caduta del presidente Zine El-Abidine Ben Ali, internet è stato lo strumento con cui l’opposizione in Egitto ha diffuso capillarmente le sue rivendicazioni politiche, chiamando a raccolta milioni di persone che sono scese in strada contro Mubarak al Cairo e nelle altre città del paese. Proprio i blog sono stati fondamentali per organizzare la prima imponente manifestazione contro il regime il 28 gennaio, in quella che i leader dell’opposizione hanno ribattezzato il ‘Venerdì della Collera’.