Da una parte una riflessione sulla necessità di una trasformazione del centrosinistra, dall’altra l’assicurazione che una nuova classe dirigente già c’è. Così Pippo Civati lancia il guanto di sfida a Paolo Flores D’Arcais: confrontiamoci, chiariamoci fino a mandarci a quel Paese, se serve. L’esponente dei cosiddetti “trentenni” del Partito Democratico, citato in un articolo sulla prima pagina del Fatto Quotidiano e poi ripreso nel blog del Fatto.it, risponde a sua volta dal suo blog. 

Flores D’Arcais scrive: “Berlusconi lancerà una nuova “forza”, perché il Pdl è ormai vissuto come un partito. Casini ha ammesso che il terzo polo non nascerà, e la nuova “forza” conservatrice la potranno fondare solo Passera&Co., i “tecnici”, non i politici, candidando Monti alla presidenza della Repubblica. A sinistra, se non vi levate di torno (voi e tutta la nomenklatura dei burocrati grandi e piccoli, allevati come “polli in batteria” nelle manovre di corridoio e nelle stanze dei bottoni, compresi gli infiniti “giovani” nati vecchi, alla Renzi e Civati) sarà un esodo biblico verso il Movimento 5 Stelle, che coinvolgerà anche chi trova detestabile la dittatura carismatico-mediatica di Beppe Grillo, ma riconosce (e simpatizza con) la pulizia e la passione civile dei candidati del suo movimento”.

Civati risponde tramite il suo blog: “Flores d’Arcais scrive sul Fatto (che per altro ospita una mia abbondante intervista nelle pagine interne, di tutt’altro segno) un editoriale in cui si appella ai vastesi (Bersani, Di Pietro e Vendola) perché si liberino di «tutta la nomenklatura dei burocrati grandi e piccoli, allevati come “polli in batteria” nelle manovre di corridoio e nelle stanze dei bottoni, compresi gli infiniti “giovani” nati vecchi, alla Renzi e Civati»”.

“Ecco – attacca Civati – forse Flores dovrebbe informarsi meglio. Perché i «compresi» che dice lui sono gli unici ad aver posto un problema all’interno del Pd, proprio rispetto alla nomenklatura, ai temi che poi fanno perdere voti (dalla casta all’ambiente, passando per l’innovazione), alle richieste sempre disattese di ricambio vero e profondo, ad un confronto sempre negato. Bersani non venne alla prima Leopolda, ricordate? E pensò bene di organizzare una contro-manifestazione il giorno stesso, proprio attraverso la sua nomenklatura: mentre i giovani riempivano un’intera stazione, a Firenze. Come hanno rifatto, poi, a Bologna. E in mille altre occasioni. Anche rispetto alle alleanze, va detta finalmente una piccola cosa: ricordo una direzione nazionale del gennaio del 2011 in cui si commentò: «l’unico che non è d’accordo con la strategia terzopolista, verso Casini e Fini e Rutelli, è Civati». Lo scrissero anche i giornali. Tutti gli altri erano d’accordo. Per dire”.

“Una cosa è certa – rilancia il consigliere regionale della Lombardia – Siamo molto più impegnati di lei in una battaglia per il rinnovamento delle strutture della politica. E anche se fa finta di non capirlo e di non saperlo, mi dispiace: ma si legga le cose che scrivo, perché ci troverà gran parte degli argomenti che adotta nel suo editoriale. E il suo prossimo appello, lo stesso, che ci accompagna da vent’anni e forse più (all’infinito), come scriverebbe lei, lo rivolga non a D’Alema e Veltroni, ma ad una nuova classe dirigente, che lei non conosce, ma che già c’è. Perché è quello il passaggio che le manca, mi creda”.

 

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