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Da Parigi ad Atene. La crisi va a votare

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Europa che vai, elezioni che trovi: domani, si vota un po’ dovunque, nell’Ue e sulla soglia dell’Ue, in quella Serbia che è candidata all’adesione. E i risultati incideranno di sicuro sugli equilibri dell’Unione, dando – è forte il rischio – segnali contraddittori: se la Francia spingerà per la crescita, la Grecia potrebbe rimettere in discussione la solidità dell’eurozona; e la consultazione regionale tedesca non pare destinata a rafforzare la posizione della cancelliera Angela Merkel, mentre l’alternanza francese scuoterebbe alleanze consolidate e tradizionali. Per l’Italia, dopo la domenica alle urne dell’Europa allo snodo tra crisi, rigore e crescita, si profila un ruolo di ago della bilancia e di catalizzatore.

Le valenze e i pesi dei voti sono fortemente differenziate Paese per Paese: il ballottaggio delle presidenziali in Francia e, a seguire, le politiche anticipate in Grecia sono le consultazioni con l’impatto europeo più forte. Le regionali dello Schleswig-Holstein sono un termometro relativamente significativo degli umori tedeschi, mentre le amministrative a pioggia italiane avranno un’eco europea molto attutita. Quanto alla Serbia, presidenziali, politiche e municipali sono congiunte: decideranno l’assetto del Paese che vuole divenire il 30o dell’Ue – Croazia e Islanda lo precederanno di sicuro, nel club.

Francia: L’esito del ballottaggio tra Sarkozy e Hollandecondizioneràlesceltedell’Ueperuscire dalla crisi e rilanciare la crescita: l’alternanza tra il presidente uscente e lo sfidante socialista cambierà lo scenario, disallineando politicamente Francia e Germania. Però, se sarà presidente, Hollande farà in Germania la sua prima missione estera. E, in passato, l’intesa franco-tedesca è stata forte anche quando è stata asimmetrica: anzi, il socialista Mitterrand e il popolare Kohl andarono, mano nella mano, alla riunificazione tedesca, al passaggio dalla Comunità all’Unione e alla decisione di creare l’euro. Il socialista è favorito nei sondaggi, il presidente è in rimonta. Hollande chiede di rinegoziare il Patto di Bilancio, sottoscritto da 25 dei 27 – fuori, Gran Bretagna e Repubblica Ceca; la Merkel, che s’è esposta nella campagna per l’amico Sarkò, non ne vuole sapere.

Grecia: Il voto è un test per l’austerity gestita dal premier ‘tecnico’ Papademos (ma il governo è politico). Per i sondaggi, Nea Democratia, centro-destra, di Samaras, è davanti al Pasok, socialista, di Venizelos, ministro delle finanze della crisi, ma si profila una coalizione che gestisca l’uscita dalla crisi senza rimettere in discussione il rigore. Il voto di protesta potrebbe, però, travolgere quel che resta del bipartitismo greco: in Parlamento, i partiti oltre la soglia del 3% potrebbero passare da 5 a 10. Euro-scettici di destra e di sinistra, così come i comunisti, tutti contrari all’austerity, sfioreranno la doppia cifra; e ND e Pasok insieme avranno una maggioranza di seggi risicata.

Germania: Schleswig-Holstein – Il land al confine con la Danimarca precede la Nordrhein-Westfalen, alle urne il 13 maggio: un doppio test per la Merkel e la sua politica europea. Cdu e Spd sono testa a testa nei sondaggi, tra il 31 ed il 33%, i Verdi non superano il 13%, i Piraten il 10%, l’Fdp è sopra la soglia del 5%, la Linke no. La Cdu della Merkel, che oggi governa coi Verdi, potrebbe restare al potere, ma le formule possibili sono molte (la più probabile Spd, verdi e ‘danesi’).

Serbia: Il Paese sceglie tra il richiamo dell’Ue e le nostalgie slave. Il presidente Boris Tadic, che punta sull’ingresso nell’Unione e guida il Partito Democratico, è avanti nei sondaggi allo sfidante conservatore Tomislav Nikolic, che guarda più a Mosca che a Bruxelles.

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