E’ dal 2006 che il primo maggio negli Stati Uniti è rinato, da quando cioè rappresenta la giornata di mobilitazione di massa contro le politiche dei governi degli Stati Uniti nei confronti degli immigrati. Nel 2006, infatti, la “Coalizione 1° Maggio” riuscì ad organizzare il più grande sciopero dei lavoratori immigrati nella storia statunitense nonché la più grande protesta di massa nella storia di New York, portando centinaia di migliaia di persone per strada, tutti uniti in una marcia che si estese lungo 26 isolati. Da allora il movimento è cresciuto in tutto il paese e la manifestazione del 1° maggio è diventata la giornata simbolo della lotta per i diritti degli immigrati negli Stati Uniti.

Anche quest’anno il movimento per i diritti degli immigrati di New York scenderà in strada a protestare assieme ai più importanti sindacati del paese, i cui iscritti sono sempre più stranieri. Gli organizzatori prevedono anche quest’anno una grande manifestazione. E forse i loro calcoli non sono sbagliati, se solo si pensa che questa volta a marciare con loro ci sarà anche il movimento Occupy Wall Street. Si va saldando così un fronte unico di lotta contro le ingiustizie sociali tutte, senza separazioni, nazionalismi o settarismi vari.

Le richieste della “Coalizione 1° Maggio” sono audaci e la loro critica al governo statunitense non fa sconti. Chiedono innanzitutto la regolarizzazione di 12 e forse 20 milioni di immigrati irregolari presenti negli Stati Uniti. Altra richiesta indirizzata al governo di Obama è quella di abolire l’obbligo per i giovani di entrare nelle Forze Armate, per non essere “mandati a combattere guerre imperialiste”.

Ma le richieste della “Coalizione 1° Maggio” non si fermano qui. Si chiede, infatti, anche: la fine delle espulsioni e la separazione delle famiglie degli immigrati; la cancellazione del debito di circa 15 milioni di famiglie (straniere e non) che hanno perso la casa a causa dell’avidità delle banche; l’immediata occupazione di 40 milioni di disoccupati (stranieri e non), le cui fila si ingrossano sempre di più a causa della “recessione prolungata del sistema capitalistico a livello mondiale”; la liberazione di tutti gli immigrati detenuti nei centri di detenzione e la chiusura del carcere di Guantanamo (“Mr. Obama enough of your lies and demoagoguery”). Ciò che però più colpisce nell’elenco delle richieste della “Coalizione 1° Maggio” è la ferma condanna e la richiesta di fermare tutti “i preparativi di guerra contro l’Iran” (“We demand a halt to all war preparations against Iran”), anche perché – a dire la verità – in Europa, e ancora meno in Italia, i movimenti, ma anche i media, ancora tacciono su tali preparativi.

Il tentativo di unificare gli sforzi e le lotte degli immigrati, dei sindacati, del movimento Occupy Wall Street, delle associazioni, dei collettivi studenteschi e di molti altri gruppi potrebbe rappresentare un importante salto di qualità nelle numerose proteste sociali e negli imponenti scioperi che attraversano gli Stati Uniti negli ultimi mesi. Il prossimo 1° maggio potrebbe essere, in questo senso, un importante banco di prova. Il popolo del “Noi siamo il 99%” proverà questa volta ad unire le forze, incrocerà le braccia e lascerà – almeno per un giorno – l’1% da solo. Quello che accadrà lo vedremo. L’appuntamento è a Union Square, ore 12.

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