I tre operai della Fiat di Melfi licenziati durante uno sciopero

La Fiat a Melfi ha perso nuovamente in tribunale ed è stata condannata per comportamento antisindacale e dovrà dunque provvedere al reintegro dei tre operai Fiom dello stabilimento Sata che erano stati licenziati durante uno sciopero. I loro nomi sono ormai famosi – Barozzino, Lamorte e Pignatello – e dopo la sentenza appena pronunciata dal Tribunale di Potenza la loro vicenda subisce un’ulteriore svolta. In seguito a uno sciopero spontaneo in cui la Fiat accusò gli operai di aver compiuto atti di sabotaggio alla produzione l’azienda licenziò i tre operai che vinsero però il loro primo ricorso in tribunale.

Il giudice allora confermò che quel licenziamento violava l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. La Fiat si oppose e, sempre in primo grado, riuscì a ribaltare il verdetto ottenendo una sentenza a lei favorevole. In seguito a quella, Barozzino, Lamorte e Pignatello sono stati messi di nuovo dalla fabbrica lucana nella quale, in ogni caso, erano potuti entrare solo simbolicamente perché relegati in una saletta sindacale. Oggi, con l’appello promosso dalla Fiom, la sentenza del giudice riporta tutto alla casella di partenza: il licenziamento viene giudicato “antisindacale” e la Fiat condannata a reintegrare i tre operai.

Inoltre, il Tribunale condanna l’azienda a rimborsare alla Fiom le spese sostenute per la pubblicazione della sentenza su due quotidiani, Repubblica e Corriere della Sera, a dimostrazione della volontà di rendere evidente il comportamento illecito della Fiat. Una vittoria per la Fiom, per i tre operai che, probabilmente, riapre tutta la partita in corso da ormai due anni e rende questo conflitto sempre più complicato.

Non si è fatta attendere la reazione della Fiat alla sentenza del Tribunale del capoluogo lucano. “Seguendo la linea già tenuta nei precedenti gradi di giudizio, la Fiat non intende rilasciare alcun commento sulla sentenza della Corte d’Appello di Potenza, contro la quale presenterà ricorso in Cassazione” si legge in una nota del Lingotto, che, comunque, “tiene a sottolineare che considera inaccettabili comportamenti come quelli tenuti dai tre lavoratori e che proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano”. Da parte loro, i tre operai ci tengono a mantenere un profilo basso: il loro desiderio è tornare alla quotidianità. ”Non abbiamo mai voluto le prime pagine dei giornali e, sinceramente, ne avremmo fatto a meno – ha detto Giovanni Barozzino – Ora vogliamo solo ritornare alla normalità, al nostro posto di lavoro, ad essere gli uomini comuni che eravamo un anno e mezzo fa”.

aggiornato da Redazione Web alle 16.19 del 23 febbraio 2012

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