L'ex premier Silvio Berlusconi

Il simbolo del Pdl è salvo. Almeno fino a dopo le amministrative. Poi, con il congresso in autunno, sarà cambiato anche quello. Nel frattempo, in primavera alle urne ci saranno anche le liste civiche e si svolgeranno le primarie per individuare i candidati. Il nuovo partito di Arcore ha cominciato a prendere forma durante il vertice di villa Gernetto a Lesmo dove ieri sera Silvio Berlusconi ha riunito i colonnelli e gli amministratori del movimento. Ma il percorso di rinnovamento si annuncia complesso perché gli stessi esponenti del Pdl si contraddicono tra loro. A partire proprio dal simbolo del Pdl. C’è chi, come Ignazio La Russa, vuole tenerlo. E chi, come Altero Matteoli, accetta di tenerlo in vita ma solo fino a maggio e auspica un totale rinnovamento. “Siamo consapevoli che i partiti debbano rifondarsi”, dice l’ex ministro. C’è poi Franco Frattini, che non vorrebbe veder sparire il simbolo, dice, ma è necessario aprire alle liste civiche. “Oggi non stiamo meditando di cancellare il simbolo, ma di scegliere liste civiche e magari candidati provenienti dalla società civile”, ha detto Frattini. “Non vorrei veder scomparire il simbolo del Pdl, Silvio Berlusconi non rinuncerà al progetto del partito ma vedremo queste liste civiche come satelliti. In un secondo tempo si potrà pensare al lancio di una costituente popolare italiana, che è nei sogni di Berlusconi e Alfano”, aggiunge. “Di fatto si tratta di ripetere l’esperienza della famiglia politica del Ppe. L’Udc è nel Ppe, mentre la Lega no, anche se non è incompatibile visto che condividiamo gli stessi valori sul governo del Nord”. Roberto Formigoni è ancora più chiaro: “Alfano sta lavorando per ricucire il rapporto con Lega e Udc”.

Il Carroccio, di fatto, rimane il tasto dolente in casa Pdl. L’alleanza non esiste più. “Morta e sepolta”, ha ripetuto anche Roberto Calderoli. Per quanto Berlusconi speri di poterla recuperare in un prossimo futuro, magari per le politiche del 2013, sa che al Nord senza il partito di Bossi le speranze di vittoria sono a dir poco minime. Il voto di primavera si annuncia come un vero e proprio bagno di sangue, dunque. Ma per limitare i danni è stato trovato un escamotage: presentare le liste civiche tentando di allearsi al Carroccio almeno nei comuni con meno di 15mila abitanti nei quali il consiglio federale della Lega ha deciso di lasciare mano libera agli amministratori concedendo la possibilità di unire le liste di Alberto da Giussano a quelle civiche. Con lo stesso percorso il Pdl spera di avvicinare anche l’Udc, dove possibile. Poca cosa, perché rimane la confusione più totale sui comuni più importanti. Da Palermo a Verona. Anche qui saranno presentate liste civiche, ma questo è secondario perché a tre mesi dal voto non è ancora stato definitivamente individuato un candidato. E se è vero, come dice Roberto Formigoni, che si svolgeranno anche le primarie, il percorso è ancora ben lontano dalla definizione. “In ogni città che andrà al voto sentiamo il dovere di presentare dei candidati capaci di rappresentare il mondo moderato competitivo e vincente. Le liste del Pdl sono aperte anche alle liste civiche, apriamo le primarie anche a rappresentanti della società civile”, dice il governatore lombardo dopo aver partecipato al vertice di villa Gernetto. Quella di ieri “è stata una riunione assai prolungata”, ha aggiunto dicendosi soddisfatto del nuovo inno, presentato da Berlusconi. “E’ splendido, orecchiabile e con belle parole”.

L’inno avrebbe messo d’accordo tutti. Come le parole di Angelino Alfano che durante la riunione ha invitato tutti a fare squadra e, soprattutto, a tentare di controllare meglio quello che accade nei congressi, perché lo scandalo delle tessere false potrebbe costringere a invalidare quelli già celebrati. La serata è stata comunque un successo, secondo Berlusconi. E il partito ha partecipato in massa. Presenti anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la governatrice del Lazio, Renata Polverini. Poi i coordinatori La Russa, Denis Verdini, Sandro Bondi. Gli ex ministri Franco Frattini, Mariastella Gelmini. Poi Michela Vittoria Brambilla, che si è presentata senza autista e al volante di una Mercedes coupé, Massimo Caldoro, Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto. Berlusconi ha accolto i presenti nella sua villa vicino Arcore facendo fare loro un breve tour, poi nel teatro ha introdotto il segretario del Pdl Alfano. Dopo Berlusconi ha ripreso la parola per concludere prima della cena. L’ex premier ha rassicurato tutti sulla questione delle tessere false, ribadendo la “tolleranza zero” e sottolineando l’esiguità dei casi riscontrati, “si è trattato solo di casi isolati, e grazie alle regole dello statuto che garantiscono trasparenza e rigore, i furbetti sono stati mandati via”. Dopo di ché ha rinnovato la fiducia al governo guidato da Mario Monti, annunciando che domani con Alfano incontrerà il presidente del Consiglio e, infine, ha lanciato il nuovo inno. Poi tutti a cena. Ma per quanto Berlusconi abbia ostentato la solita sicurezza, in molti lo descrivono decisamente infastidito per il caos che regna all’interno del partito, di cui si è sfogato con i coordinatori spronandoli ad avviare il necessario restyling. Potesse tornerebbe volentieri a Forza Italia, ma gli ex An sono ovviamente contrari. Così si è valutata l’ipotesi di tenere le iniziali FI cambiando il nome in Forza italiani: è solo un’idea, dicono alcuni dei presenti. Che stasera rivedranno il Cavaliere a palazzo Grazioli dove ha convocato, sempre per cena, un nuovo summit per pianificare le amministrative e preparare l’incontro con Monti di domani.

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