Il destino dell’Italia nella crisi? Il giudizio pessimista è  di trequarti delle imprese italiane. Il dato viene rilanciato oggi da Confcommercio. E mentre il comporta del turisimo e del commercio segna il passo davanti all’operazione Monti di traghettare il paese oltre l’ostacolo delle recessione, la Cgil rilancia l’allarme cassa integrazione. Un dato, subito rilanciato, dal segretario della Cisl Bonanni che critica l’idea del governo di abolire la Cigs a favore di un sussidio di disoccupazione. Sulla stessa linea la Fiom di Landini per il quale l’abolizione della cassa integrazione porterà a “licenziamenti di massa”. Puntella la posizione Susanna Camusso: “In una stagione difficile è prioritario mantenere gli ammortizzatori che abbiamo. Sull’ammortizzatore universale serve che il governo decida quali risorse rendere disponibili perchè sia finanziato altrimenti è solo una riduzione delle tutele e non un ampliamento”.

Intanto, nel suo rapporto Confoccomercio segnala così che il 76% delle aziende del commercio, turismo e servizi era pessimista sull’andamento dell’economia italiana nel quarto trimestre 2011 mentre il 43,9% segnala il peggioramento della situazione per la propria impresa. Secondo il documento le imprese del settore che sono esposte verso la Pubblica amministrazione hanno registrato nel 56,4% dei casi un aumento dei ritardi di pagamento. Il 40% delle imprese è pessimista anche sul primo trimestre 2012.

La Cgil, invece, punta il dito sulla disoccupazione. La cassa integrazione a gennaio, infatti, è calata a 54,9 milioni di ore (-26,7% su dicembre, -8,5% su gennaio 2011) ma questa riduzione è il segnale di una “progressiva transizione verso la disoccupazione”. La Cgil precisa inoltre che nel mese erano in cassa 312.000 lavoratori in media con 675 euro in busta paga in meno.

”La cassa integrazione inizia il2012 con un calo significativo, segnale di “una progressiva transizione verso la disoccupazione”. I numeri, secondo l’Osservatorio cig del dipartimento settori produttivi della Cgil, “nascondono 312 mila lavoratori coinvolti nei processi di cassa, con un taglio netto del reddito per circa 211 milioni di euro, pari a circa 675 euro per ogni singolo lavoratore”. “E’ una situazione che non consente ottimismi in un paese entrato nell’incubo della recessione – rileva il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere – a fronte della riduzione della cassa c’è un contestuale aumento del livello di disoccupazione e di mobilità, così come il calo di quella in deroga è il segno della conclusione o della mancata approvazione dei finanziamenti delle regioni. Siamo in piena emergenza, aggiunge, dobbiamo occuparci delle criticità dettate dalla crisi”. Secondo la Cgil bisogna “garantire gli strumenti di tutela e dare risposta agli oltre 70 mila “esodati” che si trovano in una situazione disperata: senza lavoro e senza pensione”. A gennaio, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (2 settimane), spiega la Cgil, sono coinvolti 624.786 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 4 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 312.393 lavoratori, di cui 121 mila in cigs e 75 mila in cigd. Continua così a calare il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio cig, si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 210.800.000 euro, pari a 675 euro per ogni lavoratore.”.

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