Biglie, buche, palette e quell’emozione a gettone chiamata flipper. Ormai oggetto di modernariato ludico, il “pinball”, come lo chiamavano in America fin dagli anni ’30, sbarcò in Italia il 26 novembre ‘56, troneggiando in ogni bar con i suoi scampanellii e sfarfallii intermittenti. Uno strano altare luminoso a portata di disoccupati, con pochi spiccioli in tasca e molto tempo libero, simbolo di un divertimento casareccio da soddisfare nel retro di salette fumose a colpi di palline metalliche sparate contro bizzarre sagome di cartone. Sfida eccitante e solitaria contro il perfido tilt, corto circuito funesto, segno della morte istantanea della partita.

Grande passatempo di massa, la flippermania non avrà tuttavia vita facile, dovendosela vedere col proibizionismo degli anni ’60 quando i flipper verranno prima vietati, su input del governo, come gioco d’azzardo e poi depurati dal rischio di vincere partite o palline. Arrugginite, scolorite e infilate ancora in qualche mesto caffè di provincia, le sgargianti macchine con la monetina, sono oggi solo un cult per collezionisti. Per il vecchio flipper, soppiantato da videopoker, playstation e macchinette mangia soldi, non resta che un nostalgico requiem.

(Il fatto di ieri 26 novembre 1956)

Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 2011

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