A Catania si spara ancora per le corna. E il rumore dei colpi si perde nel silenzio delle istituzioni. Ma a pagarne le conseguenze stavolta non è né la presunta moglie infedele né l’amante. E’ Laura Salafia, una studentessa colpita accidentalmente il primo luglio del 2010 da un proiettile davanti all’università e oggi paralizzata dal collo in giù. A poco più di un anno si è concluso il processo di primo grado ad Andrea Rizzotti, l’uomo che colpì la ragazza: diciotto anni – due in più rispetto alla richiesta dell’accusa – è la condanna. “Una pena esemplare – commenta Antonio Guarino, fidanzato di Laura – . Ma per noi, purtroppo, non cambia nulla”. Le preoccupazioni della famiglia Salafia adesso sono altre. Un anno di spese mediche in un centro di riabilitazione a Imola costano. E ora che Laura tornerà a Catania avrà bisogno di una casa senza barriere architettoniche. Ma Rizzotti è nullatenente, così per lei non ci sarà nemmeno un risarcimento.

Resta la condanna, esemplare. “Non poteva passare il messaggio per cui chiunque subisca un torto o sia minacciato possa sentirsi autorizzato a sparare in piazza”, ha dichiarato il magistrato che ha seguito le indagini. Quel giorno, infatti, il vero obiettivo di Andrea Rizzotti – dipendente comunale licenziato dopo la vicenda – era Maurizio Gravino. Pregiudicato affiliato al clan Zuccaro, era solito passare nella zona di piazza Dante, dove Rizzotti lavorava, in sella al suo scuoter. Secondo la ricostruzione giudiziaria, il conflitto tra i due sarebbe nato a causa di una vicenda personale: la presunta relazione clandestina tra Gravino e la moglie di un nipote di Rizzotti. Le continue provocazioni del pregiudicato nei confronti dell’ex dipendente comunale avrebbero fatto il resto. Cinque i colpi esplosi da Rizzotti in pieno centro cittadino, a mezzogiorno, e rivolti a Gravino: uno di questi ha però raggiunto Laura al collo, incastrandosi tra la seconda e la terza vertebra cervicale. E rendendo la ragazza paralizzata dal collo in giù.

Tra le immediate manifestazioni di solidarietà alla studentessa, pesano ancora alcuni silenzi. Su tutti, quello del Comune di Catania. L’università si è mossa tardi. A una prima proposta di sottoscrizione da lanciare all’interno dell’Ateneo, il rettore Antonino Recca in un primo tempo non ha dato seguito. Sono caduti nel vuoto diversi appelli da parte del legale della ragazza, Carmelo Peluso, e un’operazione di mail bombing da parte degli studenti etnei. Solo all’indomani della sentenza e quando la sottoscrizione è già stata lanciata dalla famiglia, il consiglio d’amministrazione dell’università ha deliberato l’erogazione di 10mila euro. Promessi dal rettore la scorsa settimana in diretta tv e ancora attesi. Un silenzio prolungato che segue la decisione – non senza polemiche – presa a suo tempo da Ateneo e Comune di non costituirsi parte civile nel processo.

“Io amo Catania – dice Laura dal suo letto a Imola – e non voglio pietà. Vorrei solo che quello che è successo a me possa rendere un po’ migliore questa città”. Nell’attesa del suo rientro, previsto per le prossime settimane, la famiglia e i legali sperano ancora che le istituzioni e i cittadini decidano di dare il loro contributo.

di Federica Motta

Le coordinate della sottoscrizione: Conto corrente bancario presso Monte dei Paschi di Siena Intestato a Laura Salafia Iban: IT 85 F 01030 16918 000001267714

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