Ho visitato di recente la fabbrica Mercedes di Brema città anseatica della Germania del nord, un modello di efficienza poliedrica e di qualità dell’organizzazione industriale di altissimo livello, la dimostrazione della capacità tedesca di progettare e realizzare sistemi di produzione straordinariamente competitivi.

La fabbrica Daimler Benz di Brema produce 257.000 auto all’anno, oltre dieci modelli delle diverse classi, A B, C ed E, dalla berlina, alle monovolume al SUV al famoso coupé, vi lavorano oltre 12 mila addetti. La caratteristica dell’organizzazione del processo delle linee produttive, è la realizzazione a isola, ogni auto viene costruita diversa dall’altra sia dal punto di vista del modello, della motorizzazione, della carrozzeria e degli accessori, come un prodotto unico.

La lavorazione è su ordinazione organizzata con il metodo just in time, la logistica si basa su un’altissima capacità di pianificazione, riducendo in proporzione i costi di logistica e di magazzinaggio.

Un’esperienza molto interessante: siamo stati ricevuti, nell’ambito delle visite che ogni giorno vengono organizzate per i clienti e gli interessati come noi, in uno spazio molto confortevole, il responsabile della visita, un dirigente maturo con ottime capacità di comunicazione, ha illustrato in una sala di ricevimento molto ben attrezzata, attraverso foto e filmati, la realtà del sistema Mercedes in Germania e nel mondo.

Alla Mercedes tradizionalmente i clienti possono venire ad acquistare direttamente l’automobile in fabbrica senza alcuna limitazione, gli viene concesso di vederla addirittura costruire, discutendo nel corso della visita delle caratteristiche, colore, accessori ecc. Quando poi vien completata, viene alla fabbrica a ritirarla, dopo aver fatto un breve corso per imparare a guidarla.

Siamo stati accompagnati a visitare la fabbrica, con un tour in bus perché è davvero molto grande. Abbiamo visitato i più importanti reparti, attraversando tutte le linee, senza alcuna limitazione che non fosse quella di non poter scattare foto; il processo produttivo è totalmente trasparente, dal montaggio della carrozzeria fino alle finiture di completamento.

La visita è stata davvero molto istruttiva per certi versi illuminante: l’evidenza di un’efficienza razionale ed in fin dei conti addirittura semplice, vedevamo scorrere le auto una dietro l’altra, tutte diverse per modello, colore, motorizzazioni ed accessori, sulle linee dall’alto verso il basso ed in orizzontale da una parte all’altra del reparto, attraverso le diverse fasi di montaggio.

I robot ovviamente compivano tutte le operazioni più rilevanti e le squadre degli operai erano intente al lavoro in un’atmosfera molto serena e vivibile, addirittura l’accompagnatore scherzava con qualcuno che conosceva e gli rispondevano simpaticamente, l’ambiente di lavoro piuttosto confortevole ed umanizzato come può esserlo in una fabbrica, ogni isola ha uno spazio attrezzato per le riunioni del gruppo, uno spazio per riscaldare caffè e bevande, pause di quindici minuti ogni due ore.

Le facce serie degli operai intenti al lavoro, certo non diverse dai nostri ma non estranee o frustrate: ho pensato che un prodotto complesso e di alta qualità come un’auto, richiede che la forza lavoro sia motivata e certo non sottoposta ad un regime vessatorio.

Ecco se riandiamo alle tristi vicende del nostro Paese, alla situazione della Fiat, alle modalità di trattare il lavoro da parte di Marchionne, all’odioso ricatto del posto di lavoro, la pretesa di esercitare un potere unilaterale, senza garanzie e calpestando i più elementari diritti senza alcuna prospettiva certa per il futuro produttivo, dimostrano tutta la gravità della nostra crisi, le responsabilità della nostra classe dirigente industriale e politica che sono la ragione più evidente del declino italiano.

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