Il segretario del Pdl Angelino Alfano

A costo di contraddire se stesso, Angelino Alfano cerca in tutti i modi di placare sul nascere le posizioni della corrente interna che si è formata sull’asse Scajola-Pisanu. “Non c’è nessuna fronda interna al Pdl”, si ostina a ripetere il segretario politico degli azzurri anche se poi ammette che alcuni “soggetti importanti pongono questioni che non vanno sottovalutate”. Ma subito dopo queste parole dai toni più che conciliatori, rese a margine dell’inaugurazione della sede regionale del Pdl a Palermo, arriva la doccia fredda. “Il Pdl non è mai nato” e ora “serve una nuova maggioranza”, dice Claudio Scajola.

Quindi la corrente c’è tutta e l’ha capito anche Alfano. Tanto che l’ex Guardasigilli ha annunciato di volerne comprendere gli obiettivi al più presto: “La prossima settimana incontrerò Scajola per valutare i quesiti politici che ha posto”. Ma in attesa del summit, l’ex titolare dello Sviluppo economico mena schiaffoni: “E’ necessario che Berlusconi, che nel ’94 ha fermato la macchina da guerra di Achille Occhetto, oggi colga a distanza di 17 anni la necessità di essere protagonista di una grande scossa”. Parole che tradotte dal politichese significano che il Cavaliere deve fare un passo indietro in modo da provare a costruire un partito dei moderati. Lo dice lui stesso: B. deve “prendere in mano una situazione difficile per allargare il consenso parlamentare”. A chi? All’Udc di Pierferdinando Casini, ovviamente. Ma tutti sanno, a partire da Alfano, che la condizione numero uno posta da Casini per entrare in una maggioranza in grado di sostenere quell’esecutivo di salute pubblica invocato da più parti, sia l’addio a Palazzo Chigi da parte del premier.

Anche il segretario politico del Pdl guarda sempre con maggiore interesse al partito dell’ex presidente della Camera: “Noi abbiamo intenzione di fare qualcosa di importante e ambizioso, ossia unire i moderati italiani sotto la bandiera del Ppe”. E ancora: “Non ci sono ragioni per cui ciò che è unito in Europa deve essere diviso in Italia”. In realtà una c’è e si chiama Silvio Berlusconi.

Un problema che ha ben presente Gianfranco Fini (anche lui come Alfano oggi a Palermo). L’ex alleato infatti non risparmia bordate all’ex alleato: (“Se Berlusconi amasse l’Italia avvertirebbe l’esigenza di fare un passo indietro”), per poi tornare sulla possibilità di un esecutivo di responsabilità nazionale (“Non governo del ribaltone, ma sostenuto dalla maggioranza che ha vinto le elezioni e aperto al contributo di altri”). Il presidente della Camera va giù duro su legge bavaglio (“per interesse di qualcuno”) e vicende giudiziarie del premier (“Un giorno serve il processo breve e un giorno il processo lungo – ha detto – a seconda di quello che conviene”). E poi il gran finale: “L’epoca del berlusconismo e del bipolarismo è già finita nei fatti”. Chissà se la nuova casa dei moderati di Alfano terrà conto delle parole di Fini che, almeno per quanto riguarda il berlusconismo, sembrano in sintonia con i mal di pancia della corrente di Scajola.

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