Volevamo arrestare Mario Borghezio, hanno “arrestato” noi. Ovviamente è una battuta, però a pensar male… Insomma la storia è questa. Un paio di giorni fa il futurista ha lanciato su facebook l’evento “Arrestate Mario Borghezio” arrivato a più di 20mila partecipanti. Sarà un caso (è sicuramente un caso) ma da ieri il social network ha bloccato la possibilità di condivisione di qualsiasi contenuto del futurista. Era già successo qualche giorno fa al Fatto e quindi al Giornale. Vi scrivo per una richiesta e una notazione. La richiesta è semplice, se vi va provate a condividere un qualsiasi articolo del futurista e quindi seguite le istruzioni del form per dire che si tratta di un errore.

La notazione è più importante perché si parla di libertà di stampa. Un social network è tale proprio perché, appunto, “sociale”. È un’agorà virtuale nella quale chiunque può dire la propria, le opinioni s’intrecciano, si scontrano e si confrontano. Mi chiedo – e prendetela come una domanda molto seria – se sia possibile che un’azienda privata possa arrogarsi il diritto – come è successo al Fatto, al Giornale e al piccolo Il futurista, di “eliminare” voci libere dalla piazza pubblica senza motivo e, oltretutto, senza avvertire delle presunte violazioni di chissà quale norma. Facciamo mille e sacrosante battaglie sulla libertà della rete rispetto al potere politico. Forse è il caso di cominciare a pensare che nella rete esiste anche un “potere privato” capace di vita o di morte su chiunque.

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