È di questi giorni la notizia che 22 docenti universitari in 11 città italiane siano stati indagati, perquisiti e accusati di aver gestito un sistema di concorsi nazionali truccati. Il primato più triste nel crimine universitario spetta all’ateneo di Siena, dove è stato chiesto il rinvio a giudizio di 27 persone per peculato, truffa e abusi.

Non si attenda ora che la giustizia faccia il suo corso, lento e lungo com’è quando gli imputati con i soldi sottratti e i rapporti realizzati nel periodo aureo si possono poi permettere difese di lusso per prescrizioni di comodo! Borsellino docet: quanti disonesti non sono mai stati condannati perché mancavano le prove? Eppure gravi sospetti sul loro conto dovrebbero bastare a impedirne l’assunzione a incarichi che richiedono specchiata moralità. Su questo equivoco giocano soprattutto le toghe accademiche, dimostrandosi indegne di cattedre e non meritando neppure rispetto umano!

Siena ne è l’esempio clamoroso e sconcertante: dopo tutto quello che è successo, nessuno dei rettori o presidi vecchi e nuovi ha speso una parola di ammissione di responsabilità proprie o altrui! E mi riferisco alle responsabilità ben più gravi di quelle di livello solo penale di coloro che hanno tentato di spacciare i criminali comportamenti in voga nel sistema senese per disattenzioni e banalità.

Il presidente dei rettori italiani, una volta scoperto e smascherato, rimosso dalla forza pubblica per interdizione giudiziaria, rinviato a giudizio, condannato in un primo processo, ha la faccia di definire disattenzioni e banalità i reati all’origine dell’interdizione e della condanna, con oscena ostentazione della propria proterva persistente volontà di ripetere e pure offendere le vittime, oltre a chi, come il sottoscritto, andò per Procure a esporre il malaffare imperante sotto la rigida regia rettorale.

Il clima nazionale, del resto, è quello di azzerare nei fatti ogni eccellenza, come quella di Francesco Lanzillotta, direttore d’orchestra italiano in Bulgaria, solo per citare l’ultima scoperta dalla stampa. Che testimonia la sfortuna di essere governati, a Siena e in Italia, da maldestri senza scrupoli legittimati da una casta accademica complice e corrotta e una popolazione italica di ignavi e indifferenti!

E su chi osa gridare che il re è nudo incombono – per il gioco delle parti – danno e beffa aggiuntivi di pretestuose iniziative giudiziarie, perchè (Manzoni docet) “il prepotente offende e si ritiene offeso”! Così gli ex rettori Berlinguer e Tosi annunciano querela nei confronti di chi li ha coinvolti nel dissesto dell’Università di Siena. Minacciosi, disastrosi e incorreggibili questi signori e (ex) padroni dell’università italiana, certamente e tristemente da non inviare a trattamenti di recupero!

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