Scandalo per una scritta contro Marchionne. E allora? C’è molta differenza fra la protesta (in questo caso, assai giusta) e il terrorismo o la violenza. Anche la Marcegaglia, adesso, è contro Berlu­sconi. Ma questo non vuol dire…

A Milano è successa una cosa tremenda: alcuni feroci estremisti, o brigatisti o di Bin Laden o di chissà che banda, sono andati in via Umbria, hanno scelto accuratamente un muro e – a caratteri enormi e, badate bene, in rosso – vi hanno scritto d’un getto: “Marchionne sfruttatore”. Poi “Servi dei padroni” (per Angeletti e Bonanni). Infine hanno vergato: una falce; un martello; e una stella rossa.

Quest’ultima, a dire il vero, non era proprio quella dei brigatisti (che è piuttosto, tecnicamente, un pentacolo) ma – piccola, fra l’estremità della falce e quella del martello – aveva un’aria più che altro berlingueriana (“Emblema del Partito sono la falce e il martello, simboli del Lavoro, e la Stella d’Italia che li affianca…”).

Ma non importa: l’allarme – allarme sociale – resta; e se n’è fatto portavoce Repubblica, con titoli convenevolmente allarmati, simili – per dare un’idea – a quelli che userebbe se un giorno o l’altro, per assurda ipotesi, Marchionne dichiarasse che la Costituzione della Repubblica non vale più e lo Statuto dei lavoratori è carta straccia.

Ma, filologicamente, si può dire (e scrivere) che un personaggio così illustre come Marchionne sia con rispetto parlando uno sfruttatore? A me, e al mio illustre collega prof Marchetti (prima delle leggi razziali si chiamava Marx) parrebbe ovvio. Potremmo sbagliarci, s’intende: ma si va già in galera, o si passa per brigatisti, a dirlo?

(Non sono invece d’accordo con quel “servi dei padroni” ai poveri Angeletti e Bonanni, che sono semplicemente dei sindacalisti alquanto incapaci: ma, anche qui, potrei sbagliarmi).

* * *

Saviano – passando ad altro – da quando ha lasciato il suo vecchio sito Nazione Indiana non è migliorato. Ultimamente ha piantato là una gran bischerata, occupandosi con leggerezza di Peppino Impastato e dando della sua lotta una versione da fiction, ignorando ad esempio il ruolo decisivo che ebbero, con gran rischio e coraggio, compagni come Umberto Santino e il suo Centro Impastato.

Umberto (che non per la prima volta viene ingiustamente cancellato dalla storia “ufficiale”) giustamente se n’è doluto e ha protestato. Bene. Poi, però, ha preso carta e penna e ha fatto causa a Saviano. Male.

Io spero, e anzi mi permetto umilmente di chiedere, che questa faccenda finisca con un sorriso reciproco e una stretta di mano. Due antimafiosi, il più grande dei vecchi e il più famoso dei nuovi! Eppure non andrà così, lo sento. E anche questo è un segnale.

Io ho sempre sostenuto che l’antimafia dovrebbe insegnare alla politica, fare (vera) politica essa stessa. Ma occorre un colpo d’ali.

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