Fondi straordinari per il processo breve e incontri con i magistrati per affrontare le soluzioni amministrative. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano gioca la carta dell’apertura verso le toghe, ma soprattutto verso i finiani, per far approvare in tempi rapidi il ddl sul processo breve.

La proposta, però, scatena l’ira ndell’Anm. “E’ grave – ha detto il presidente Luca Palamara –  e non più tollerabile che in un momento nel quale la giustizia è al collasso e si verificano allarmanti episodi di violenza e minacce, si continui a perdere tempo con disegni di legge come quello sul processo breve che nulla ha a che vedere con l’esigenza di affrontare le vere priorità del sistema giustizia e con l’urgenza di contrastare più efficacemente la criminalità organizzata”.

Tutto il contrario di quello che pensa l’esecutivo. La norma, che fissa i tempi massimi per arrivare a sentenza, è considerata, infatti, una priorità dal premier Berlusconi, che se ne servirebbe per bloccare definitivamente i processi Mediaset e Mills. Il Cavaliere ha infatti inserito l’approvazione del ddl tra i cinque punti urgenti fissati nel corso dell’ultimo vertice del Pdl. Un piano programmatico che non è piaciuto al capogruppo di Futuro e libertà Italo Bocchino (“vogliamo discutere senza alcuna preclusione preventiva”) che quindi non garantisce un sì compatto alla norma come richiesto dai vertici Pdl. Il processo breve, oltre alle proteste dell’opposizione, ha scatenato anche la rivolta delle toghe che a più riprese, in questi mesi, hanno annunciato il rischio paralisi del sistema giustizia.

Per questo il Guardasigilli, sperando di spianare la strada al percorso parlamentare del discusso provvedimento, corre ai ripari e affida il suo annuncio al Corriere della Sera: “Siamo pronti – dice Alfano –  a investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle nuove esigenze del processo breve. E siamo pronti a incontrare i magistrati dei principali uffici giudiziari per concordare le scelte organizzative più efficaci”. Incontri da avviare “immediatamente, in parallelo all’esame del disegno di legge”. Dichiarazioni che tradiscono una certa fretta per una norma “ad personam” da far approvare prima che la Corte costituzionale, a dicembre, si esprima sul legittimo impedimento. Il premier vuole arrivare a quel pronunciamento con la sicurezza di avere comunque uno scudo per i suoi processi. Ma ha capito che per avere questa “tranquillità”, con i tempi stretti e la maggioranza che si sfalda, deve trattare. Non con l’opposizione, ma con i finiani e la magistratura.

Lo scontro con Anm però non si placa. E alle stoccate di Palamara, Alfano pochi minuti ha risposto che “l’Anm vuole che nulla cambi”. Dopodiché attacca: “La criminalità noi l’abbiamo combattuta e la combattiamo con le nostre leggi e nelle sedi di trincea e per coprire i vuoti di organico, proprio nelle sedi di trincea, abbiamo approvato all’unanimità, in Parlamento, due decreti, mentre l’Anm difendeva evidentemente i privilegi corporativi della casta”.

== GIUSTIZIA: ALFANO, ANM DIFENDE PRIVILEGI CASTA = (AGI) – Roma, 28 ago. . “La criminalita’ noi l’abbiamo combattuta e la combattiamo con le nostre leggi e nelle sedi di trincea e per coprire i v
uoti di organico, proprio nelle sedi
di trincea, abbiamo approvato all’unanimita’, in Parlamento,
due decreti, mentre l’Anm difendeva evidentemente i privilegi
corporativi della casta”. Il ministro della Giustizia, Angelino
Alfano, replica cosi’ all’Anm che gli rimprovera di “perdere
tempo” con il processo breve invece di affrontare le “reali
emergenze”, come quella rappresentata dalla criminalita’
organizzata. (AGI)
Bas
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