Beppe Grillo “soddisfatto perché si va verso l’archiviazione dei reati più gravi”. Luigi Di Maio se la prende con “la stampa che ci ha infangato per mesi”. Virgina Raggi su Facebook chiede le scuse dei giornalisti. Alla notizia delle richieste dei pm di Roma in merito all’inchiesta nomine per la sindaca M5s, i grillini hanno esultato per la duplice richiesta di archiviazione per abuso d’ufficio e tralasciano il fatto che la prima cittadina rischia il processo per falso in atto pubblico: dichiarò all’Anticorruzione di aver deciso da sola la nomina di Renato Marra al Turismo, ma nelle chat private rimprovera il fratello Raffaele, ex capo del Personale ora a processo per corruzione, di averla messa in “imbarazzo” per la scelta senza consultarla. Nessuno nel Movimento 5 stelle ha oggi commentato quest’ultima parte della storia. L’unica voce leggermente fuori dal coro è di Carlo Sibilia, deputato ed ex membro del direttorio, che, interpellato dall’agenzia Adnkronos ha dichiarato: “Guardiamo il bicchiere mezzo pieno, ma non stappiamo bottiglie di champagne“.

La linea per i grillini è stata fin dall’inizio quella di mettere a tacere le polemiche e ribadire l’appoggio alla prima cittadina. Addirittura, secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, il garante ha detto che è “contento” che la Raggi “sia riuscita a dimostrare la sua innocenza”. Secondo il nuovo codice etico, la sindaca non incorre automaticamente in nessuna sanzione (espulsione o sospensione) fino all’eventuale condanna in primo grado. Il garante e il collegio dei probiviri possono però intervenire in qualsiasi momento e alla luce di valutazioni sul caso, come al tempo stesso la prima cittadina può decidere di autosospendersi. Per il momento non è stata valutata nessuna di queste opzioni.

Se il Movimento 5 stelle sta bene attento a non esporsi e si schiera a protezione della sindaca, intanto la faccenda fa sollevare problemi di “garantismo” e “doppiopesismo” anche dentro i partiti di opposizione. Il Pd sta infatti bene attento a ribadire di essere “garantista anche con gli avversari”, salvo poi mandare avanti i suoi in consiglio comunale per chiedere le dimissioni della prima cittadina M5s. “Noi non siamo come loro: noi siamo per la giustizia, non per il giustizialismo. La Raggi faccia il sindaco, se le riesce“, ha scritto su Twitter Matteo Renzi.

In tarda mattina ci sono state alcune tensioni in Aula tra i consiglieri del Pd e il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito (M5s). La capogruppo del Pd Michela Di Biase, durante i lavori sul piano di razionalizzazione delle partecipate, ha tentato di fare un richiamo al regolamento per interrompere i lavori assembleari. Ma De Vito ha definito “inammissibile il richiamo. Ho ben capito che piega si vuol far prendere a questa discussione – ha detto – e non lo consento”. Di qui le rimostranze di un gruppo di consiglieri dem, con alcune urla che si sono levate in Aula. “Volevamo chiedere, a fronte della richiesta di rinvio a giudizio, di interrompere i lavori d’Aula per un confronto con le forze di maggioranza”, ha spiegato poi, a margine, Di Biase. In Assemblea, successivamente, il consigliere dem Orlando Corsetti è intervenuto esprimendo “fortissima preoccupazione per le notizie che stanno arrivando…”. “No, consigliere, non divaghiamo”, lo ha bloccato nuovamente De Vito. “Lei deve smetterla di fare il professorino – la risposta di Corsetti – la mia preoccupazione, stavo dicendo, era in relazione all’azienda Ama”.

Raggi: “Fango mediatico su di me”. M5s in difesa della sindaca: “Fiducia nella magistratura”
La sindaca di Roma ha scelto Facebook per commentare la notizia. E se sull’accusa di falso ha detto: “Sono convinta che presto sarà fatta chiarezza anche sull’accusa di falso ideologico”, in merito alle richieste di archiviazione per l’abuso d’ufficio ha chiesto le scuse dei giornalisti: “Apprendo con soddisfazione”, ha scritto in un post, “che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul Movimento 5 stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso d’ufficio. Secondo i pm di Roma ho rispettato la legge nella scelta del capo della segreteria politica e del dirigente al dipartimento Turismo ed è stata chiesta l’archiviazione per ambedue le ipotesi di reato”. Quindi ancora: “Per la Procura ho seguito tutte le norme. Non ci sarebbe mai stata alcuna promozione che non doveva essere fatta come volevano far credere Pd e destra. Non avrei commesso alcun reato per la nomina di Salvatore Romeo: non c’è mai stato alcun ingiusto aumento dello stipendio. Un’accusa infamante riportata per mesi dai giornali e cavalcata dall’opposizione nel tentativo di screditare me ed il Movimento 5 Stelle. Così come non ci sarebbe alcun abuso nella nomina di Renato Marra”. Secondo Raggi, ora media e opposizioni le devono delle scuse: “Lo ripeto: ritengo di aver agito secondo la legge. Dopo mesi di indagine, lo attesta la stessa magistratura inquirente. Per mesi i media mi hanno fatta passare per una criminale, ora devono chiedere scusa a me e ai cittadini romani”. In difesa della sindaca è intervenuto anche il deputato M5s Alfonso Bonafede, uno dei parlamentari mandati a commissariare il Campidoglio dopo i problemi dovuti tra le altre cose all’inchiesta nomine. “Dopo mesi di fango da parte della stampa su Virginia Raggi sono contento che i pm abbiano richiesto l’archiviazione sia per la questione Romeo sia per l’ipotesi di abuso d’ufficio. Noi siamo il Movimento 5 stelle e come sempre abbiamo fiducia nella magistratura”, ha detto all’Adnkronos. “La stampa dovrebbe riflettere sui chilometri di giornale con cui ha infangato in maniera indecente la sindaca Raggi”.

Orfini: “Siamo garantisti anche con gli avversari”. La consigliera Baglio: “Quali decisioni prenderà ora?”
Chi ha messo le mani avanti è il Pd che, ci ha tenuto a specificare, non commenta le decisioni della magistratura. “Siamo un partito garantista”, ha detto in tutta fretta il presidente del Pd Matteo Orfini, “lo siamo anche nei confronti dei nostri avversari a differenza di ciò che loro fanno con noi”. Più fredda la reazione della consigliera capitolina del Pd Valeria Baglio: “Subirà un processo la Sindaca della nostra città. Con questa novità Roma torna indietro di oltre un quarto di secolo, ai tempi di Carraro Sindaco e ancora prima ai tempi di Nicola Signorello, alla fine degli anni ’80 a processo anche lui per falso. Il ritorno di quel periodo non certo esaltante viene accolto dalla prima cittadina perfino con un sospiro di sollievo, per la cancellazione del reato di abuso d’ufficio. Senza entrare nelle vicende strettamente giudiziarie, il giudizio è su quali scelte politiche la prima cittadina sarà da oggi in grado di portare avanti, in una città completamente allo sbando”. Poco dopo la capogruppo dem Michela Di Biase ha chiesto le dimissioni della stessa Raggi: “Come Pd ci preoccupa la tenuta di questa amministrazione. Abbiamo chiesto al sindaco di venire in Aula a riferire. Raggi dovrebbe dimettersi per manifesta incapacità: è un anno che il Campidoglio è schiavo di faide interne al M5s, di avvisi di garanzia, di cambi di regolamento fatti ad hoc a tutela del sindaco stesso. Roma non può essere ostaggio di questo cattivo governo”.

Salvini e Fassina: “Si dimetta per incapacità”
Dalle altre forze di opposizione arriva la stessa richiesta: la sindaca faccia un passo indietro per “incapacità”. Lo ha detto l’ex dem Stefano Fassina, ma anche il leader del Carroccio Matteo Salvini. “Il problema della Raggi non sono le inchieste”, ha detto il leghista, “dalle quali le auguriamo di uscire presto e nel migliore dei modi, ma l’assoluta incapacità dimostrata al governo della città che è in uno stato di totale incuria e abbandono. Roma è in una condizione di degrado unica e intollerabile, mai vista prima ed esprimo, anche io che dissi a suo tempo che avrei votato la Raggi, la completa delusione per la sua gestione della città. Per questo dovrebbe dimettersi e non per le polemiche, gli abbandoni, i litigi e le inchieste, nelle quali non entriamo nel merito”.