Il tribunale di Milano, alla fine, ha dato ragione ai consumatori: Trenord deve risarcire i pendolari lombardi per i disservizi subiti nel dicembre 2012. La class action promossa da Altroconsumo è stata, quindi, accolta in secondo grado e il vettore ferroviario è stato condannato a versare 100 euro a ognuno dei 3.018 aderenti. Per l’associazione dei consumatori si tratta di un “risultato storico per i diritti dei pendolari e per la class action in Italia”. Di fatto, però, non c’è niente di storico, se non la nuova presa d’atto che i servizi ferroviari nazionali e lombardi non funzionano. Ma quale sarà la fonte da cui attingere per i risarcimenti?

Tre le possibili alternative: la prima è che le risorse vengano reperite da un aumento delle tariffe, la seconda che vengano aumentati i contributi pubblici, mentre la terza consiste nel bloccare gli interventi di miglioramento e potenziamento dei servizi. L’ipotesi più probabile è che il risarcimento venga pagato da un aumento dei contributi pubblici, in carico quindi a tutti i contribuenti. Per intenderci: anche quelli che non usano il treno. Inoltre, considerato chi pagherà i costi del rimborso, non è altro che una partita di giro del debito pubblico. In più, non credo ci siano elementi di equità nel rimborsare un danno subito da parte di un’amministrazione pubblica: un conto è un soggetto privato che è costretto a indennizzare un consumatore, con i suoi utili, per un danno arrecatogli; diverso è se i danni provocati da una inefficiente gestione di un’azienda pubblica vengano pagati dai contribuenti.

Che, tra l’altro, sono in minoranza visto che il 90% non usa (purtroppo) il mezzo ferroviario perché inefficiente. Più che rimborsare, si sarebbe dovuto individuare delle responsabilità oggettive nel management o in parte di esso, e far pagare loro i danni causati ai pendolari visto un indennizzo da corrispondere che, di fatto, diventa un’istituzionalizzazione dei disservizi.
Con un vettore inefficiente, tariffe che sono le più basse d’Europa e la possibilità di un bonus che rimborsa il 30% dell’abbonamento se non vengono rispettati determinati standard di qualità (ritardi e soppressione di treni per linea presa in esame), non si fa altro che continuare a tollerare il problema dei gravi disservizi di Trenord, rimandando continuamente la ricerca di una soluzione. Anzi, sia il bonus che questa class-action, non individuando concretamente uno o più responsabili dei disservizi, finiscono per essere un’istituzionalizzazione degli stessi. Non esiste Paese al mondo che abbia un simile meccanismo, così esteso, a dimostrazione che il problema ferroviario resta un nodo solo italiano, che si amplifica in una regione inquinata come la Lombardia dove l’aria e la congestione del traffico sono delle autentiche piaghe.

Se non bastasse tutto ciò, la sentenza dei giudici va considerata iniqua perché a subire i disagi in quei giorni non furono solo i tremila ricorrenti, ma tutti i 670mila pendolari giornalieri. Facendo due conti, in questo modo viene rimborsato solo lo 0,4% di chi abitualmente utilizza il treno per spostarsi. Non può essere un’azione della magistratura a censurare e individuare i responsabili della settimana nera del dicembre 2012, ma si doveva ricorrere a una modifica gestionale di Trenord con una nuova presa di coscienza da parte dell’azienda stessa. Una gestione che, nel 2012, per la megalomania dei suoi dirigenti, in un colpo solo aveva tentato un impossibile “poker d’assi” (propagandistico) di novità nello stesso giorno: il 9 dicembre, appunto, era previsto che entrassero in vigore il nuovo orario, il nuovo contratto di lavoro e il nuovo programma informatico (gol-rail), oltre all’inaugurazione della nuova linea Seregno-Saronno.

Tutto questo ciclone provocò, oltre a disagi mai visti, danni per tre milioni di euro al giorno per una settimana che portò, da un lato, all’apertura di un’inchiesta condotta dalla stessa Trenord responsabile del disastro, e, dall’altro, di un secondo accertamento a opera del Politecnico di Milano che, però, non è mai stato portato a termine. Per il funzionamento dei treni lombardi, Trenord spende ogni anno quasi un miliardo di euro (550 milioni di contributi pubblici e il resto da ricavi da tariffa). Producendo 40 milioni di treni-km l’anno, il costo per treno-km è assai caro (25 euro), mentre nelle regioni italiane è quasi la metà. Dentro questi costi stratosferici, si trovano anche quelli dei bonus: nel mese di giugno scorso sono state autorizzate ai rimborsi parziali ben 16 linee lombarde. Per la regione Lombardia è stata colpa del caldo. Infatti in Spagna i treni in questi giorni sono tutti fermi.