Il sequestro della casa, della barca e del telefono cellulare di Giovanni Aiello. Lo ha disposto la procura antimafia di Reggio Calabria a ventiquattro ore dalla morte dell’ex poliziotto della Mobile di Palermo, accusato di essere “Faccia da mostro“, l’oscuro killer al servizio di Cosa nostra negli anni delle stragi. Accusato e riconosciuto da pentiti e testimoni, Aiello è morto la mattina del 21 agosto sulla spiaggia di Montauro, in provincia di Catanzaro, dove si era ritirato da anni: è stato colpito da malore mentre cercava di portare la sua barca a riva.  Il provvedimento di sequestro della casa, del cellulare e dell’imbarcazione è stato disposto dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, titolare dell’inchiesta “Ndrangheta stragista” che vedeva coinvolto lo stesso Aiello già sottoposto a perquisizione lo scorso 24 luglio.

Nell’indagine che ha ricostruito il ruolo della ndrangheta negli attentati contro i carabinieri, il nome dell’ex poliziotto è legato a quello dell’ex numero 2 del SisdeBruno Contrada, perquisito a sua volta e considerato dai pm calabresi solo una persona informata sui fatti e dunque non indagato. C’è una fonte che i magistrati reputano attendibile, un testimone il cui nome resta ancora top secret, che ha fornito elementi sui contatti tra Giovanni Aiello e Bruno Contrada. Contatti sui quali la Dda sta ancora indagando e che potrebbero aprire uno squarcio sul patto Cosa nostra-‘ndrangheta nella stagione delle stragi “continentali”.

Probabile, dunque, che il sequestro probatorio disposto oggi sia legata costola d’indagine. Si attendono, intanto, gli esiti dell’autopsia disposta dalla procura di Catanzaro. Gli accertamenti degli uomini della Squadra mobile sono proseguiti fino a tarda notte. Gli investigatori hanno raccolto anche la testimonianza della moglie di Aiello.  Nell’attesa che venga effettuato l’esame autoptico, il corpo dell’ex poliziotto si trova nel policlinico universitario di Catanzaro.