Strano tempo, il nostro. È, oltretutto, il tempo in cui l’elogio, sempre ribadito, dell’individuo trapassa senza soluzione di continuità nell’annullamento dell’individuo per il tramite della sua integrazione nel mondo totalmente amministrato della tecnica e del consumo. Si ha, così, il trionfo di una realtà irreale e inautentica in cui – con le grammatiche heideggeriane di Essere e Tempo (§ 27) – “ognuno è gli altri e nessuno è se stesso”. La nostra è, effettivamente, la prima società del consenso di massa e dell’omologazione di massa: ognuno pensa come si pensa, vive come si vive, desidera come si desidera e, non in ultimo, dissente come si dissente.

Con la grammatica dei Minima moralia (§ 97) di Adorno, il potenziamento smisurato dell’individuo a opera del discorso del capitalista determina, per ciò stesso, la morte della soggettività. L’imposizione coatta dei modelli comportamentali e degli stili di vita a opera della moda e della pubblicità permette non soltanto di rilanciare sempre il movimento della valorizzazione del valore, ma anche di controllare gli individui capillarmente, lasciandoli vivere nell’illusione di essere liberi e autodeterminati. Quando in realtà – lo sappiamo – sono controllati, sorvegliati e diretti millimetricamente dalle strategie panoptiche del consumo.

L’opera di sorveglianza risulta incommensurabilmente più agevole se condotta su corpi e menti addomesticate e non libere di perseguire la via della dissidenza ragionata. Questo aspetto rivela, una volta di più, come l’astuzia della produzione impieghi oggi gli uomini, in vista del proprio insensato fine, l’autovalorizzazione illimitata, illudendoli di essere liberi proprio quando stanno vivendo sulla loro carne viva la forma più totalitaria del potere dell’intera storia umana.

L’esempio più significativo di questa dinamica eteroclita è offerto dal fenomeno della moda. Essa, facendo valere quella che già Simmel connotava come una vera e propria “tirannia”, promette a ciascuno il modellamento di un sé unico e irripetibile e, insieme, propone a tutti, in modo seriale, lo stesso modello a cui conformarsi, in una vera e propria reciproca identificazione dietro l’apparente diversificazione. La moda è la maniera in cui, sul piano estetico, l’odierno integralismo economico della civiltà dei consumi impone in forma morbida e flessibile l’adattamento e l’omologazione agli archetipi preordinati.