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Hanno rubato diecimila euro dal conto di mia madre centenaria: mi oppongo a chi mi dice di lasciar perdere

La nostra sicurezza non dipende dal perseguire i disperati che sbarcano sulle nostre coste, ma i criminali in giacca e cravatta che studiano come fottere i risparmi di una centenaria
Hanno rubato diecimila euro dal conto di mia madre centenaria: mi oppongo a chi mi dice di lasciar perdere
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di Fiore Isabella

Spero che la storia che sto per raccontare riesca nell’intento di bypassare i luoghi comuni secondo cui la nostra sicurezza dipende dalla capacità di alzare barricate ai confini della nostra fragile “patria”. Della necessità di bypassare questo ormai logoro luogo comune ero convinto prima che mi imbattessi, da vittima, in un episodio truffaldino che mi ha fatto e mi fa ancora star male; ne sono ancora più persuaso adesso in presenza di qualche spiraglio di luce rispetto alla possibilità di individuare i farabutti che hanno rubato 9.900 euro dal conto cointestato con mia madre di 99 anni.

Anch’io, che ho tagliato abbondantemente il traguardo dei 74 anni e non sono di primo pelo, ho dovuto subire un’infamia orchestrata probabilmente da attori del malaffare, complice la fragilità geriatrica che mi ha mandato in panico. Il 2 settembre u.s. ho ricevuto, come persona offesa, l’avviso della richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Nell’atto viene indicato il nome di un soggetto sottoposto ad indagine e per quanto riguarda la persona offesa la possibilità di presentare opposizione.

Tutto ciò mi induce a pensare, insieme ad altri episodi pregressi che hanno caratterizzato questa tragica versione della commedia all’italiana, che la nostra sicurezza dipenda solo ed esclusivamente dall’opposizione ai disperati che sbarcano sulle nostre coste e non già dal perseguire i criminali, in giacca e cravatta, che studiano come fottere i risparmi di una centenaria.

Io non ho mai avuto dubbi che i disperati vadano soccorsi, accolti e rifocillati come ci insegna il Vangelo con la parabola del Buon Samaritano. Temo però che ci siano, anche in Italia e non solo a Gerico, troppi ed inattaccabili Leviti e Sacerdoti che, forti di un poter che legittima la loro indifferenza, ti ripetono insistentemente di “lasciar perdere”. Se oggi scrivo per raccontare questa storia non è per comunicare che lascerò perdere, ma per informare che mi opporrò con tutte le forze sapendo che forse rimarrò solo.

Io non rinfaccio ai poliziotti della questura di Catanzaro di non essersi fatti carico della mia sofferenza accettando, seduta stante, la mia denuncia/querela per ipotesi di reato dopo aver avuto da loro, nella tarda mattinata del 17 ottobre 2025, la conferma che ero vittima di una truffa; denuncia/querela che ho potuto presentare al Commissariato di Lamezia Terme alle 16:43 del stesso giorno, dopo aver fatto il giro delle sette chiese. Non chiederò al pubblico ministero della Procura di Napoli di trasformare il suo freddo avviso in un trattato di pedagogia. A me stesso chiedo solo di avere la salute e non solo la costanza per inseguire i truffatori, nei vari livelli di giustizia, dal primo grado e, se occorre, fino alla Suprema Corte di Cassazione.

Lo devo a mia madre che sa che qualcosa di brutto ci è capitato ma non sa – non gliel’ho mai detto – che di mezzo c’è andato il suo conto in banca, che accoglie la sua piccola pensione, cointestato con me. Alle banche chiederei per i bonifici istantanei di indagare sui destinatari prima di procedere. Se così avesse fatto la mia banca oggi non sarei costretto ad inseguire degli inqualificabili mascalzoni che hanno avuto il coraggio di rubare il sostentamento ad una signora che il 18 novembre 2027 taglierà il traguardo dei 100 anni.

Ai miei concittadini, soprattutto ai fragili e agli indifesi, auguro di non avere paura di denunciare chiunque attenti ai loro risparmi e, quindi, anche alla loro sicurezza. Alle forze dell’ordine chiedo di scavare nella sofferenza di chi ha soprattutto bisogno del loro conforto e poi alla burocrazia che come tutti sappiamo è all’oscuro di ogni moto di dolore e non prevede il conforto.

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