Con mia enorme sorpresa, ho incontrato più di una persona che crede davvero che tra le “truffe delle compagnie farmaceutiche” ci sia quella di vendere farmaci o vaccini con dentro i “metalli pesanti”. Ma è vero?

Produrre farmaci è un lavoro come gli altri, e ahimè, per mandare avanti la baracca si deve ottenere un profitto. Le modalità più semplici di ottenere un guadagno extra è di vendere un farmaco sicuro ed efficace a un prezzo maggiorato. Questo accade tutti i giorni, quando alla domanda: “Vuole il generico o il farmaco originale”, si risponde: “L’originale”. Il generico contiene lo stesso identico principio attivo del farmaco di marca (stessa struttura chimica), con gli stessi identici controlli di qualità, ma con prezzo ben diverso. Potrebbero esserci delle piccole differenze negli eccipienti e su come il farmaco è metabolizzato, ma non è detto che sia migliore il prodotto di marca. Un’altra strategia è quella di vendere qualcosa di ragionevolmente sicuro, inducendo le persone a credere che sia anche efficace. I cosiddetti “medicinali omeopatici” sono acqua o zucchero acquistati a peso d’oro da chi ci crede, ma non bisogna dimenticare gli integratori, diversi da acqua e zucchero, per i quali basta l’indicazione degli ingredienti e un’etichetta fantasiosa. Da citare anche i farmaci utili prescritti però per condizioni in cui non c’è prova di efficacia (es Tachipirina per il mal di schiena).

Ci sono case farmaceutiche che hanno venduto qualcosa che possa fare male, ma in questo caso, oltre alla salute dei pazienti, si rischia un bagno di sangue economico. Un esempio è la vicenda di Vioxx, un antiinfiammatorio venduto dalla Merck dal 1999 al 2004, anno del suo ritiro volontario dal mercato. Vioxx era prescritto a 80 milioni di persone nel mondo e fatturava qualcosa come 2,5 miliardi di dollari l’anno. Questo farmaco aumentava il rischio di eventi cardiaci avversi. Dato il numero dei pazienti che lo utilizzava, si stima abbia causato migliaia di infarti, di cui il 40% fatali. Dopo primo caso perso in tribunale da Merck (terminato con un risarcimento di una ventina di milioni di dollari) la compagnia ha dovuto pagare 4,85 miliardi di dollari per chiudere tutte le altre cause. Non è escludibile che sia stato il reparto marketing che abbia sottovalutato i rischi, danneggiando tutta l’azienda.

Mentre è relativamente complesso dimostrare che una malattia sia causata da un farmaco, è invece più semplice provare che un farmaco sia “sporco”. E quello che si può analizzare in modo più semplice è proprio la presenza di metalli. Oggi, la tecnica d’elezione è l’assorbimento atomico, con la quale si possono quantificare concentrazioni dell’ordine del milligrammo (qualche granello di zucchero) disciolti in un volume grande come una piscina olimpionica (parti per trilione). Attenzione: dire “c’è il mercurio” o altri metalli non significa affatto affermare che “ci sono quantità di mercurio pericolose per la salute”. Qualsiasi soluzione contiene minime quantità di mercurio, ma semplicemente perché il mercurio è ubiquitario, ovvero presente ovunque, a partire dall’acqua distillata e dall’aria. È vero che in alte quantità può far male. Un caso significativo si è verificato nella zona di Minamata, in Giappone. La Chisso Corporation ha smaltito gli scarti contenenti mercurio nella baia dal 1932 al 1968. Questo metallo, che era presente nei fanghi in misura di 2 grammi per chilogrammo, (una quantità per la quale l’estrazione mineraria diventa economicamente conveniente) è stato assorbito dagli organismi acquatici e biomagnificato nella catena alimentare, avvelenando la popolazione locale che si cibava prevalentemente di pesce e causando pesanti danni neurologici soprattutto ai bambini.

Ma quanto mercurio c’è nei vaccini? Le quantità, secondo un’analisi commissionata proprio dagli antivax, sono al massimo dell’ordine di 10 microgrammi per litro. Questo significa che l’apporto di mercurio con i vaccini è dell’ordine di un centesimo di microgrammo. Almeno mille volte inferiore alla dose giornaliera cronica per la quale non si evidenziano effetti per la salute. Tra l’altro, si tratta di dosi prese non tutti i giorni, ma poche volte nella vita. Si assorbe più mercurio dall’acqua potabile o dal cibo di tutti i giorni, persino dall’aria.

Perché mai preoccuparsi della quantità infima che si aggiungerebbe con i vaccini? Vendere prodotti “inquinati”, per di più da qualcosa che si rileva in modo semplicissimo, è la cosa più stupida che le case farmaceutiche possano fare, anche in considerazione che i vaccini sono una quota minoritaria del loro fatturato. I vaccini rappresentano l’1.5 % della spesa sanitaria in Italia. La maggioranza dei genitori (90%) per fortuna già vaccina i propri figli, per cui il decreto che introduce l’obbligatorietà per la frequenza scolastica, aumenterà gli eventuali guadagni delle case farmaceutiche solo di una quota minima.

Pensare che le case farmaceutiche lascino “i metalli pesanti”, come il mercurio, nei vaccini o in altri farmaci, è ingenuo come credere che i boss della mafia costruiscano il loro impero economico rubando personalmente le offerte in chiesa durante la messa. Chi crede alle “truffe delle case farmaceutiche” non si rende però conto delle reali intenzioni degli antivax.

Il mese scorso, Alberto Villani, il presidente della società italiana di pediatria (Sip) ha rilasciato un’intervista mettendo in guardia i genitori dalle persone che sfruttano la loro buona fede abbagliandoli con l’illusione dei risarcimenti: “. È un giro di soldi vergognoso […] le reazioni avverse [significative] alla vaccinazione per il morbillo sono state tre o quattro in vent’anni”.

Perché le associazioni che nascono per difendere i consumatori e i nostri rappresentati in parlamento non si occupano di proteggere il pubblico piuttosto che pubblicizzare chi spaccia falsità sui vaccini?