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Viviamo il mondo peggiore dalla Seconda guerra mondiale: i potenti non possono rimanere impuniti

Ora approvano norme per mettere in galera pure le bambine e i bambini. Stiamo percorrendo una strada che sembra essere senza ritorno e senza via d’uscita
Viviamo il mondo peggiore dalla Seconda guerra mondiale: i potenti non possono rimanere impuniti
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Credo che stiamo vivendo il periodo storico più orribile dalla fine della Seconda guerra mondiale. Certo la possibilità di vivere in tempo reale con i media, i social e semplicemente scrollando il cellulare, tutto ciò che accade nella strada accanto come in ogni parte del globo, rende tutto più immediato e potente. In altri tempi non vedevamo come se fosse un film perenne mischiato alla realtà. L’indice che muove lo schermo del cellulare ci butta negli occhi e, quindi, nel cuore e nella testa, immagini sempre più violente, crudeli, orribili. Guerre, genocidi, devastazioni ambientali, incendi, omicidi, aggressioni, violenze sempre più cruente. Uno tsunami quotidiano di immagini e notizie che sconvolgono le nostre vite rischiando anche di far divenire le barbarie un’abitudine. L’impossibile risulta possibile, il crimine diviene normalità, l’immorale assurge a morale. Si alza sempre di più l’asticella del fattibile e il limite al male non c’è più. Al punto tale che anche vendetta e giustizia privata tornano ad essere opzioni sempre più giustificate.

Quello che sconvolge non è solo la crudeltà di tanti esseri umani, quindi la disumanità, ma le responsabilità evidenti in questa escalation spaventosa di chi ha ruoli di primo piano politici ed istituzionali a vari livelli. Si stanno manifestando in tutta la loro violenza modelli economici e politici che non hanno nulla a che vedere con il progresso, lo sviluppo, la giustizia, l’uguaglianza, la convivenza, la fratellanza. Il dominio del più forte, ad ogni livello, la vittoria del denaro e del profitto, la distruzione della terra, l’egoismo ignobile soprattutto a danno delle future generazioni. Persone, soldi, lavoro e industrie destinati a produrre armi, guerre, predazioni, devastazioni, saccheggi, violenze, ingiustizie.

Donne e uomini, denari, professionalità e tecnologie che potrebbero e dovrebbero essere destinate alla ricerca e alla cura delle malattie, alla preservazione della natura e del pianeta, alla riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche, alla sicurezza e alla giustizia, ai diritti, alla pace, alla felicità. Ed invece no, per colpa di interessi economici e politici di pochi. E poi colpiscono con violenza i fragili, gli emarginati, i dissidenti. E da ultimo approvano norme per mettere in galera pure le bambine e i bambini.

Per ripristinare diritto e giustizia, ma in questo momento sembra un’utopia, invece di processare e incarcerare bambine e bambini che sono vittime di un sistema creato dagli adulti e dai potenti, andrebbero processati, puniti e imprigionati i detentori del potere e della legalità formale che stanno commettendo i crimini più orrendi contro l’umanità. Non possono rimanere impuniti, perché diventerebbero da esempio per chi opta per la violenza, esponenti politici ed istituzionali responsabili di genocidio, crimini di guerra, devastazioni ambientali, violenze istituzionali terribili. Capi di stato e di governo, ministri e politici, capi di aziende e industrie, che hanno sulla coscienza la distruzione di vite umane e del nostro pianeta che non solo agiscono indisturbati ma sono quelli che poi decidono di mandare in galera chi rispetto a loro rappresenta un popolo di mansueti.

Stiamo percorrendo una strada che sembra essere senza ritorno e senza via d’uscita. Se conoscenza, cultura, storia, hanno un senso e un valore dobbiamo riscoprire tutti quanti la voglia di saper interpretare e vivere i nostri tempi ed agire per fare di tutto per salvare quello che di più bello abbiamo ottenuto: la vita e la natura. La felicità è un diritto, la vita è un diritto, la salute è un diritto, i diritti sono diritti e non deve concederli nessuno, se non ci sono o ce li sottraggono bisogna riprenderseli, costi quel che costi, senza se e senza ma.

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