Un vice questore della Polfer di Napoli avrebbe aiutato un indagato di associazione camorristica e di quadruplice omicidio attraverso un paio di controlli sui computer delle banche dati delle forze di polizia per verificare l’esistenza o meno di situazioni sospette a suo carico. Si chiama Stefano Valletta e il gip di Napoli Alfonso Sabella ne ha ordinato l’interdizione dal servizio, con accuse di accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio. È il risvolto di un’indagine della Dda di Napoli – pm Catello Maresca, procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli – che stamane è culminata nell’arresto di Giancarlo Iovine, imprenditore figlio del fondatore del consorzio agrario di San Cipriano d’Aversa e lontano parente, procugino, del boss del clan dei Casalesi Antonio Iovine.

Giancarlo Iovine è accusato di aver avuto un ruolo nella “strage di Casapesenna” del 22 aprile 1989, fornendo ai killer un immobile utilizzato per gli appostamenti preparatori all’omicidio di Antonio Pagano (che abitava nei paraggi), Giuseppe Mennillo, Giuseppe Orsi e Giuseppe Gagliardi. Si era nel pieno del conflitto che all’epoca contrapponeva il clan dei Casalesi di Antonio Bardellino e la Nco di Raffaele Cutolo. Antonio Pagano, l’obiettivo degli assassini, era uscito dal carcere da pochi giorni e i Casalesi temevano che l’uomo potesse riorganizzare le attività del clan rivale. Per questi 4 omicidi si sono già celebrati alcuni processi, Spartacus e Spartacus End, conclusi con la condanna all’ergastolo di Antonio Iovine, Raffaele iana e Giuseppe Caterino, ritenuti gli autori materiali del delitto. Giancarlo Iovine è finito sotto inchiesta grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui il procugino Antonio Iovine, boss pentito nel 2014.

Le indagini della Squadra Mobile di Caserta hanno documentato i frequenti rapporti tra l’imprenditore ritenuto organico al clan dei Casalesi e il vice questore di polizia. Tra cui 219 contatti telefonici tra il giugno 2014 e il giugno 2015. È in quel periodo che Valletta avrebbe compiuto alcuni accessi al sistema informatico delle banche dati di pg per accedere a notizie su una Panda intestata alla cognata di Giancarlo Iovine. L’imprenditore era forse preoccupato e insospettito perché controllato due volte in meno di due mesi, l’11 settembre e il 23 ottobre 2014, a bordo di questa autovettura. Fu fermato dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza mentre percorreva le strade di San Marcellino. L’amico poliziotto fece un paio di ingressi al sistema informatico utilizzando la sua password. Violando i protocolli perché quelle banche dati sono accessibili solo per esigenze di servizio o investigative.