Sui temi delle migrazioni e dell’accoglienza dei profughi, l’opinione pubblica è fortemente condizionata dall’agenda dei media e dal tono allarmistico spesso utilizzato, anche dai politici. Che influenza la discussione sulla rete, anche a causa della scarsa conoscenza (e trasparenza) nella gestione dei fondi utilizzati per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. L’approccio adottato dai Paesi UE e G7 per la gestione dei flussi ha contribuito a rafforzare la visione del migrante come un problema da respingere alle frontiere, sminuendo i valori di solidarietà e accoglienza, ma proprio per questo è ancora più significativo che il 63 per cento degli italiani si dice ancora d’accordo sull’accoglienza di chi è perseguitato politicamente o scappa da guerra e fame. A pochi giorni dal G7 di Taormina, ActionAid ha presentato l’undicesima edizione della pubblicazione annuale “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo“, che approfondisce le sfide principali con le quali si dovranno cimentare i sette grandi della Terra riuniti al centro del Mediterraneo. Tra queste la sicurezza alimentare, le migrazioni, la cooperazione allo sviluppo, l’uguaglianza di genere e la salute globale.

La pubblicazione è completata quest’anno da due indagini. La prima, “Gli italiani e la cooperazione internazionale”, realizzata da Ipsos rivela l’interesse e la sensibilità degli italiani per il G7 e per temi quali la cooperazione internazionale, l’immigrazione e la nuova Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La seconda è invece una sentiment analysis delle conversazioni online da aprile a ottobre 2016, condotta da Doing su tre temi fondamentali per la lotta alla povertà: sicurezza alimentare, migrazioni ed empowerment femminile. Mettendo a confronto tra loro i tre temi scelti, il primo dato che emerge è la maggiore quantità di conversazioni riguardanti migrazioni (al primo posto) e sicurezza alimentare, rispetto all’empowerment femminile, che ha il suo apice nella settimana del Fertility Day lanciato dal Ministero della Salute.

IL TEMA DELL’IMMIGRAZIONE – Per quanto riguarda le migrazioni e l’accoglienza dei profughi entrambe le analisi fotografano un’opinione pubblica generalmente condizionata dall’agenda media e dal toni allarmistici spesso utilizzati. La sentiment analysis restituisce un’immagine del migrante non tanto come una minaccia per la sicurezza, “ma come un problema economico in un momento di crisi”. Così di fronte a un post di Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook su migliaia di immigrati recuperati in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, i commenti sono caratterizzati da ‘tifoseria politica’, più che da una reale analisi dell’argomento: “Tornassero con il barcone a casa loro”, “Puliamo l’Italia da tutti gli stranieri”. E poi il riferimento agli italiani “costretti a vivere in auto, che avrebbero un bisogno urgente di aiuto”. La mancanza di trasparenza e accountability nella gestione dei fondi utilizzati per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati contribuisce a creare un clima di generale malcontento, rafforzando la percezione generale di una notevole quantità di fondi spesi per i migranti, a discapito degli italiani in difficoltà.

Non a caso l’indagine demoscopica riscontra maggiore chiusura nei confronti dei migranti proprio tra i segmenti più fragili della società, ovvero coloro con un più basso titolo di studio e difficoltà economiche. Nella sentiment analysis sono inoltre facilmente riconoscibili una serie di affermazioni e luoghi comuni di stampo razzista, a loro volta risultato di una scarsa comprensione della gestione dei flussi migratori: anche in questo caso l’approccio dei media è spesso determinante. La reattività alla cronaca si attenua quando la fonte di informazione analizza maggiormente lo scenario politico: così si passa dai commenti, come “siamo invasi, devono tornare a casa loro”, a discussioni più approfondite sui ‘giochi di potere’ tra Italia ed Europa e gli utenti colgono il nesso tra gestione dell’immigrazione e richiesta di flessibilità economica. Nei commenti in rete si avverte un senso di ingiustizia subìta dall’Italia, schiacciata tra austerità che affama le famiglie e l’abbandono da parte dell’Europa sul fronte immigrazione.

IL G7 E L’AGENDA – Anche se il 69% degli italiani dichiara di conoscere il G7, è poi solo il 12% a sapere che è il nostro Paese ad ospitare il vertice nel 2017. Per quanto riguarda, invece, l’Agenda 2030 e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, appena il 5% dei cittadini li conosce direttamente e il 34% si ricorda di ‘averne sentito parlare’. Gli italiani appaiono abbastanza disincantati circa la reale utilità del vertice, che viene considerato soprattutto un ‘evento mediatico’, luogo di grandi proclami ma di nessuna decisione concreta o, addirittura, strumento superato dal tempo perché esclude alcuni Paesi considerati centrali per l’economia mondiale come Cina o India. Solamente un italiano su quattro (23%) pensa che sia un utile momento di confronto tra i Paesi. Entrando nel merito della possibile agenda del Vertice di Taormina, tutti quelli proposti sono considerati temi chiave da trattare: dal lavoro e la crescita economica (importante per l’89% degli intervistati) fino alla lotta alle diseguaglianze di genere (85%) e le politiche di sostegno a modelli di sviluppo agricolo sostenibili (86%). Ma quando si chiede alle persone di scegliere i più prioritari, le risposte si concentrano maggiormente sul lavoro e la crescita economica (53%), la gestione dei flussi migratori e dell’accoglienza dei rifugiati (47%), la lotta alla povertà e all’esclusione sociale (42%) e la lotta alla fame nel mondo (41%). Agli ultimi posti lo sviluppo energetico sostenibile (22%), la lotta alle diseguaglianze di genere (17%) e le politiche di sostegno a modelli di sviluppo agricolo sostenibili (13%).

COSA PENSANO GLI ITALIANI SUI TEMI DELLO SVILUPPO – Sia l’indagine demoscopica, sia la mappatura delle conversazioni online hanno rivelato che gli italiani hanno una consapevolezza limitata del percorso che ha portato all’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il programma d’azione sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu, che ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, per un totale di 169 traguardi. Diverso è il risultato se si guarda alla conoscenza e all’opinione sui temi dello sviluppo oggetto dell’Agenda: lotta alla povertà, lotta alla fame e raggiungimento dell’uguaglianza di genere sono tutte questioni importanti. Il 76% di persone intervistate da Ipsos reputa prioritario l’obiettivo della fine della povertà in tutte le forme. Gli indifferenti ai temi connessi alla cooperazione internazionale sono solamente il 15% degli italiani. Eppure emerge una sostanziale sfiducia nella reale volontà della comunità internazionale di impegnarsi per eliminare la fame nel mondo. Tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile quello su cui c’è maggiore ottimismo è l’empowerment economico femminile, considerato di più facile raggiungimento. In rete le discussioni ruotano intorno alle questioni socio-economiche e alla mancanza di un welfare che sostenga sufficientemente donne e famiglie.