In queste ore abbiamo il dovere di compiere ogni sforzo per riportare a casa Gabriele Del Grande, chiuso in una sorta di centro di identificazione da due settimane. Di ora in ora si alternano notizie che annunciano l’imminente liberazione, e altre che, invece, profetizzano una detenzione più lunga e la possibile contestazione di ipotesi di reato legati alla sua attività di scrittore, di documentarista, di giornalista. In realtà Gabriele è stato fermato solo e soltanto perché stava facendo il suo lavoro che è quello di documentarsi e di raccontare storie di immigrazione, di disperazione, di fuga dai territori della guerra, della fame, del terrore. Gli oltre cento cronisti turchi ancora in carcere sono stati arrestati con le medesime accuse e ancora attendono di conoscere il giorno del processo e, in molti casi, persino i capi d’accusa.

Finalmente il console è riuscito ad incontrarlo, gli avvocati stanno predisponendolo l’istanza di scarcerazione, la moglie è riuscita a parlare con Gabriele. Tutto questo è stato reso possibile dall’azione congiunta della diplomazia, dalla passione civile dell’avvocato Alessandra Ballerini, del senatore Luigi Manconi e di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, che stanno percorrendo tutte le strade utili per porre fine ad una vicenda che, con il passare dei giorni, rischia di diventare sempre più intricata.

Le loro azioni sono state accompagnate dalle campagne di solidarietà, promosse dai suoi familiari, dagli amici di sempre, da migliaia di persone che hanno gridato insieme #iostocongabriele, sulle piazze italiane, reali e virtuali. Questa rete della solidarietà e dell’azione civile non dovrà avere termine sino al suo ritorno a casa, ma, allo stesso modo, non dobbiamo smettere di rilanciare il nostro #nobavaglioturco, per ricordare le migliaia di oppositori di Erdogan ancora in carcere e, tra loro,oltre cento giornalisti, quasi tutti accusati di essere complici dei terroristi per aver dato voce anche a chi non ha voluto piegare la testa di fronte agli ordini del nuovo “Sultano”.

Per queste ragioni, e sperando che per quel giorno Gabriele possa essere già tornato a casa, la Federazione della stampa, Articolo 21, No Bavaglio, Amnesty, Tavola della Pace, Arci, Ordine dei giornalisti del Lazio e tante altre associazioni, hanno deciso di promuovere per il 2 maggio, a Roma, di fronte alla Camera dei deputati, un sit in per leggere tutti i nomi delle giornaliste e dei giornalisti detenuti nelle carceri turche. Sarà un modo per raccogliere gli appelli che arrivano dalla Turchia, ma anche per chiedere alle autorità politiche ed istituzionali, internazionali e nazionali, di non fingere di non vedere e di non sapere cosa stia accadendo, e non da oggi, in quel paese.