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Qatargate, “mandato d’arresto per l’ex commissario Ue greco Dimitris Avramopoulos”

L'ex membro della prima commissione von der Leyen, oggi deputato del Parlamento ellenico con il partito Nea Dimokratia, è protetto dall'immunità e quindi sarà necessario rispettare l'iter processuale previsto dalle leggi greche per poter arrivare a una decisione finale
Qatargate, “mandato d’arresto per l’ex commissario Ue greco Dimitris Avramopoulos”
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Partecipazione a un’organizzazione criminale. È con questa accusa che la Procura belga che indaga sullo scandalo delle mazzette in Ue del 2022 ribattezzato Qatargate ha emesso, secondo quanto scrive Kathimerini, un mandato d’arresto europeo nei confronti dell’ex commissario greco dell’Ue, Dimitris Avramopoulos.

L’ex membro della prima commissione von der Leyen, oggi deputato del Parlamento ellenico con il partito Nea Dimokratia, è protetto dall’immunità e quindi sarà necessario rispettare l’iter processuale previsto dalle leggi greche per poter arrivare a una decisione finale riguardo al suo arresto: le autorità belghe hanno già informato quelle greche trasmettendo la documentazione relativa al mandato, poi il fascicolo passerà alla Procura d’Appello di Atene, successivamente alla Procura della Corte Suprema e infine, tramite il Ministero della Giustizia, approderà nel Parlamento greco che dovrà votare la revoca dell’immunità.

Il suo nome, pur senza risultare mai formalmente indagato, era già finito nell’inchiesta sulle mazzette di Qatar e Marocco a europarlamentari e loro assistenti col tentativo di influenzare le decisioni di Bruxelles riguardanti i due Paesi. In particolare, l’ex commissario greco era stato oggetto di accertamenti interni anche della stessa Unione europea, dato che all’epoca dei fatti il suo nome era tra quelli in corsa per ricoprire il nuovo incarico di inviato Ue per il Golfo, ruolo poi ricoperto da Luigi Di Maio. A destare sospetti era la sua presenza nel board della ong Fight for Impunity, presieduta dall’ex europarlamentare di Articolo 1, Antonio Panzeri, considerato da chi indaga il deus ex machina del sistema corruttivo. Avramopoulos ritenne giusto dimettersi dal board una volta rese pubbliche le indagini, ma era poi emerso che per quell’incarico nell’organizzazione il politico di Nea Demokratia aveva percepito anche uno stipendio a partire dal 1 ottobre 2020 e che questo aveva addirittura ricevuto l’approvazione di Ursula von der Leyen in persona. Questione tutt’altro che secondaria, dato che, secondo la procura belga, Fight for Impunity era una delle due ong, insieme a No Peace Without Justice, attraverso le quali avveniva la ricezione e la redistribuzione del denaro inviato da Doha e Rabat, tanto che i loro uffici sono stati perquisiti dalle autorità belghe.

X: @GianniRosini

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