Berlino cosa? Sono passati quasi due anni, ma sembra una vita fa. La Juventus fa per una sera il Barcellona (che fu), mentre i blaugrana annaspano. E non si può dire che la semifinale sia già in ghiacciaia solo perché, appena un mese fa, la squadra di Luis Enrique ha compiuto un miracolo dopo la scoppola rimediata a Parigi. Ancora più larga dell’imbarcata – nel risultato, ma non a livello tattico e mentale – di quella incassata a Torino. L’errore imperdonabile sarebbe andare al Camp Nou, mercoledì 19, con l’idea di gestire il triplo vantaggio. Però dopo i novanta minuti dello Stadium, l’interrogativo più grosso è rappresentato da quali armi abbia il Barcellona più spompo e scollato degli ultimi anni per mettere in crisi una squadra concentrata, sicura, ‘cattiva’ e spietata come quella che Allegri è stato capace di mandare in campo in una serata che lo Stadium ricorderà a lungo. Il 3-0 racconta fino a un certo punto quanto calcio (e di quale qualità) i bianconeri abbiano mostrato davanti a Messi e compagni, cancellandoli dal campo.

La sintesi del dominio sono i 25 minuti iniziali. Dopo i primi tre, Pjanic mette la palla sulla testa di Higuain, che manda centrale. Il Barça ha già perso 4 palloni, Rakitic è preso in consegna da Khedira e per superare la metà campo deve affidarsi ai rilanci lunghi di Ter Stegen. Finiscono nel nulla, perché Bonucci e Chiellini controllano qualsiasi cosa atterri dalle loro parti. I problemi dei blaugrana non finisco qui: gli antichi scricchiolii della difesa diventano crepe profonde appena Higuain si inventa una perfetta apertura per Cuadrado che serve Dybala in area. L’argentino si conferma un attaccante da grandi serate e piazza il sinistro a giro dell’immediato vantaggio.

Sono passati sei minuti. Un inizio migliore di questo, era difficile immaginarlo. Ma è proprio dopo aver sfondato che la Juventus inizia a pennellare la serata capolavoro. Se contro il Porto non erano mancate le difficoltà nel creare occasioni, davanti al Barcellona è tutto diverso. I catalani ci mettono del loro: dietro sono al limite della decenza e in particolare Mathieu, schierato a sorpresa, viene sovrastato da Cuadrado. Il resto però è killer instinct da grande squadra che si materializza ancora nei piedi di Dybala. Questa volta l’azione parte da sinistra con Mario Mandzukic, che fa il terzino, l’ala e l’attaccante nel 4-2-3-1 di Allegri. Il croato serve Dybala al limite, Piqué lascia due metri alla Joya che ha il tempo di mirare e sparare alle spalle di Ter Stegen il quarto gol in cinque partite ad eliminazione diretta giocate in Champions. Se i fuoriclasse si vedono nelle serate che contano, Paulo è ufficialmente nel club. Venticinque minuti, 2-0, Barcellona annullato.

E la Juventus ha il merito non rintanarsi dopo il raddoppio. Certo, i blaugrana hanno l’obbligo di far qualcosa con il doppio svantaggio sul groppone. Ma l’equilibrio tattico dei bianconeri – ancora fermi a 2 gol incassati in tutta la stagione di Champions – è un anestetico naturale anche per il 3-3-1-3 catalano. La migliore chance – che è poi l’azione grazie alla quale la partita ‘gira’ perché cade pochi secondi prima del raddoppio – è un tocco di Iniesta, lanciato dall’unico lampo di Messi, sul quale Buffon è bravo a rimanere in piedi, deviandolo. Per il resto, non c’è mezza azione imbastita come si deve dagli uomini di Luis Enrique. Anzi, prima dell’intervallo Ter Stegen ferma ancora Higuain dopo una bella combinazione con Alex Sandro. È l’avvisaglia che la Juve ha ancora voglia di colpire.

L’allarme rosso scatta appena si ricomincia a giocare. Khedira risponde all’occasione di Messi, Higuain si fa ipnotizzare a tu per tu con Ter Stegen, poi arriva il tris di Chiellini. La rete di testa del difensore azzurro rappresenta plasticamente l’intera partita. Sul calcio d’angolo battuto da Pjanic, il Barcellona, in totale confusione, contrasta i suoi 187 centimetri con Mascherano. L’argentino si aggrappa al busto di Chiellini che – letteralmente – lo trascina e insacca di testa sul palo lontano. È passata meno di un’ora e la Juve, salvo sbandate storiche, ha un piede in semifinale. Visti gli ultimi trenta minuti, infatti, Luis Enrique dovrà inventarsi qualcosa di clamoroso per confezionare una seconda rimonta incredibile. Fino al 90esimo, giustamente i bianconeri arretrano il baricentro e controllano, dimostrando ancora una volta di avere testa e spirito da grande squadra. Rischi? Pochi e flebili. Nonostante il 65 per cento di possesso palla catalano, Buffon deve intervenire solo in tre occasioni, appena una davvero pericolosa capitata sui piedi di Suarez. Il Camp Nou può solo sperare in nuovo black out. Peccato che la Juventus non è mai parsa così convinta di poter brillare ancora a lungo.