Pioggia, incidenti e tanti sorpassi: chi aveva avuto qualcosa da ridire per le scarse emozioni dell’esordio in Australia sarà rimasto soddisfatto dal Gran Premio di Cina. Compresa la Ferrari, ancora protagonista anche se stavolta solo da podio. A Shanghai vince in fondo meritatamente Lewis Hamilton, il più veloce, soprattutto il più continuo, in testa dalla prima all’ultima curva di una corsa caotica e difficile da decifrare. Sebastian Vettel però è buon secondo davanti a un super Max Verstappen (era partito 16º). Con la convinzione di essere presente, e il dubbio di aver potuto fare anche di più se qualche episodio fosse girato a favore.

Uno di questi è l’incidente proprio di Antonio Giovinazzi: stavolta la gara dell’italiano che aveva entusiasmato tutti al debutto sulla Sauber dura solo una manciata di giri. “A costruire ci vuole tantissimo, a perdere tutto solo un attimo”, commenta alla fine. Saggio, oltre che giovane. L’errore sul rettilineo bagnato (perdita di controllo e testa coda), però, costa caro a lui e anche alla Ferrari: Vettel aveva appena cambiato le gomme, subito dopo il via, provando a giocare d’anticipo sugli altri. Invece il botto della Sauber che occupa l’intera carreggiata costringe tutte le monoposto a transitare dalla pit-lane, compresa la rossa che la sua sosta l’aveva già fatta. Un doppio passaggio, che vale una decina scarsa di secondi, forse decisivi col senno di poi.

Il via, infatti, era stato quasi una roulette. Cielo cupo, pista bagnata ma senza pioggia. E gomme intermedie per tutti tranne che per Sainz: un azzardo che paga, nonostante un avvio molto difficile, e che verrà premiato con il 7º posto finale della Toro Rosso. Vettel aveva provato subito ad aggredire Hamilton, ancor prima del semaforo verde, con un posizionamento curioso sulla griglia, tutto spostato sulla sinistra: quasi una minaccia (davvero al limite, ma l’investigazione dei giudici non ha trovato irregolarità), buono però più per difendersi dall’attacco di Bottas che per puntare al primo posto. Chi scatta davvero bene invece è Verstappen, che in un amen si riporta dal 16º al 7º posto, gettando le basi per il podio finale e una gara fantastica.

Qui comincia la girandola di incidenti e di soste per montare pneumatici d’asciutto. Di fatto, non si corre per i primi dieci giri, tra safety car e il resto. E quando la gara riprende Vettel si ritrova solo sesto. Un anno fa probabilmente gli episodi sfavorevoli avrebbero condannato la rossa ad un grigio posizionamento a centro gruppo. Quest’anno se qualcosa è cambiato per davvero lo si capisce anche da questa rimonta. Il tedesco passa prima il compagno di squadra Raikkonen (oggi abbastanza anonimo e solo 5º alla fine), poi dà spettacolo infilando le due Red Bull, di forza Ricciardo con un sorpasso all’esterno, d’astuzia Verstappen sfruttando un errore dell’olandesino risalito fino al secondo posto.

Peccato solo che intanto Hamilton abbia avuto modo intanto di fare il vuoto lì davanti indisturbato. Una decina abbondante di secondi, proprio quelli persi con la tattica sbagliata (o più che altro sfortunata) dell’avvio. Nel dubbio se fare la corsa sul primo posto di Hamilton o il terzo di Verstappen, in casa Ferrari scelgono la strategia conservativa. E visto lo svantaggio dalla Mercedes, probabilmente è la scelta giusta. L’ultima tornata di soste congela l’ordine in pista, con Verstappen bravo a resistere all’assalto finale del compagno Ricciardo. Vince Hamilton, lo segue Vettel: i due sono anche appaiati nella classifica mondiale. Forse il testa a testa è già cominciato, o almeno lo spera la Ferrari. Appuntamento in Bahrein tra una settimana per la conferma.

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